28/7/2012. Regista: Larry Charles. Sceneggiatura: Larry
Charles. Sceneggiatura: Sacha Baron Cohen, Alec Berg, David Mandel, Jeff
Schaffer. Interpreti: Sacha Baron Cohen, Anna Faris, Ben Kinsgley, John C. Reilly,
Megan Fox. 83 min. USA. 2012. Adulti. (XD)
L'attore britannico Sacha Baron Cohen ripete la formula
dei suoi film precedenti (Borat, Bruno).
L'idea può risultare gradevole (un dittatore di paccottiglia che arriva a New
York in visita ufficiale). Alcune gag spiritose però non giustificano l’istrionismi
di un comico che, dentro e fuori dallo schermo, utilizza un umorismo così rozzo,
da diventare ripugnante. Ana Sánchez de
la Nieta. ACEPRENSA.
30/6/2012. Regista: Rupert Sanders. Sceneggiatura: Evan Daugherty, John Lee
Hancock, Hossein Amini. Interpreti: Charlize Theron, Kristen Stewart, Chris
Hemsworth, Sam Claflin, Bob Hoskins. 127 min. USA. 2012. Giovani. (V)
Nelle sale dal 11 luglio.
Recentemente abbiamo visto nei cinema il film Biancaneve diretto da l'indiano Tarsem
Singh. Divertente, tenero, fiducioso, molto colorato, per ogni tipo di pubblico.
È interessante notare il tono wagneriano (tragico, scuro,
senza umorismo -c’è né un po’, ma non molto, con i nani-) di questa versione di
Biancaneve. Un modo furbo per andare alla ricerca di un pubblico adolescente e
adulto, offrendo un racconto di azione con battaglie e molto drammatico. Il
personaggio del cacciatore al centro della storia è una buona invenzione e il
modo di muovere il principe sulla scacchiera è geniale.
Il film ha avuto molta pre-produzione, e il lavoro previo
si vede. Chi ha acquistato la sceneggiatura è stato Joe Roth, ex presidente
della Fox e Disney, che prima di lasciare Disney ha prodotto il film altamente
redditizio Alice nel paese delle
meraviglie, di Tim Burton. Evan Daugherty ha scritto questa versione della
storia pubblicata dai fratelli Grimm 200 anni fa mentre studiava cinema alla
Tisch School dell'Università di New York. Nel 2008 già stava facendo girare lo
script per i mercati per vedere se riusciva a piazzarlo.
Quando finalmente ci è riuscito, Roth deve avere avuto dei
dubbi, e probabilmente preoccupato per la concorrenza del film di Tarsem Singh,
ha ingaggiato due esperti sceneggiatori, John Lee Hancock (A Perfect World, Mezzanotte
nel giardino del bene e del male, The
Blind Side, The Rookie) e Hossein
Amini (Drive, Jude, Le Ali della Colomba).
Con il libretto decisamente adulto in suo possesso, Roth
ha collaborato con Sam Mercer, il produttore abituale di Shyamalan; una
decisione che, una volta visto il film, è abbastanza comprensibile perché il
tono ricorda la solennità di film come The
Forest and The Lady in the Water,
anche queste racconti adulti. Hanno assunto un direttore di pubblicità di
videogiochi e prodotti alla moda, Rupert Sanders, che così debutta nel
lungometraggio.
Sanders filma bene, ma tende al breve periodo e fatica a
trovare il ritmo. Pertanto, le vecchie volpi Roth e Mercer gli hanno messo
accanto un veterano con grande esperienza, il montatore Conrad Buff (Titanic, True Lies,I tredici giorni).
Il risultato è degno. Il film è divertente e spettacolare, con un design
brillante di produzione e gli effetti visivi di buon livello. In una certa
misura, la trama sorprende, con una buona gestione del triangolo
cacciatori-principe-Biancaneve.
Il casting è interessante: riunisce Theron con Stewart e
mette in mezzo il belloccio Hemsworth come rude cacciatore, in stile Russell
Crowe (magari...): fa un buon lavoro, perché gli lasciano un certo spazio per
essere un attore e non solo un ragazzo palestrato, con i denti buoni. Di Charlize
Theron non diremo molto, semplicemente che è un'attrice fenomenale, e la grande
Colleen Atwood lo sa e la veste con molta cura.
La questione della crepuscolare Kristen Stewart è
abbastanza chiara. Si tratta, oggi come oggi, di un'attrice mediocre: se deve
dire più di due frasi, si nota che non ha la voce educata, né la dizione, né il
tono o l’intensità (il discorso prima della battaglia è da nascondersi sotto la
poltrona). Certamente, doppiata migliora. Inoltre, non si muove bene, non ha
presenza, non sa guardare, non è brava nelle repliche .... Ma è interessante
vederla per capire il fenomeno della costruzione dell’attrice con gancio: si
capisce che appassioni gli adolescenti
con l'aria di ragazza normale, determinata, forte, coraggiosa, goffa, dolce.
Penso ancora che la cosa migliore che ha fatto questa giovane attrice di 22
anni è stato Panic Room, dieci anni
fa. Certo, allora aveva accanto Jodie Foster ...
I 127 minuti si seguono bene (è meritorio, chiaramente ne avanzano
20 o 30, meramente di transizione), perché lo spettacolo sul grande schermo è
potente. Siamo in estate, nelle sale c’è l’aria condizionata, e la musica di
James Newton Howard suona alla grande, come al solito. Alberto Fijo. ACEPRENSA.
30/6/2012. Regia: Emilio Estévez. Sceneggiatura: Emilio
Estévez. Interpreti: Martin Sheen, Emilio Estévez, Ángela Molina, Deborah Kara
Unger, James Nesbitt. 120 min. USA, Spagna. 2010. Giovani. (D)
Tom è un maturo oculista vedovo, che vive negli Stati
Uniti, felice nel suo piccolo mondo in cui il massimo incentivo che offre sono le
partite di golf. Invece, suo figlio vuole vedere il mondo, e precisamente nel
viaggio per fare il Cammino per Santiago muore in un incidente. Tom deve
assumere l’ingrato compito di fare un viaggio in Francia per prendere in
consegna il cadavere. Ma una volta lì, decide di prendere la staffetta dal
figlio, e insieme con le sue ceneri percorrere la strada fino a Santiago. Ci
saranno diverse settimane dove lui soffrirà una trasformazione: il suo è un
viaggio non solo fisico ma anche interiore, arricchito dal contatto con altre
persone che hanno le loro ragioni per fare il pellegrinaggio a Santiago de
Compostela.
Piacevole film di Emilio Estévez, con il padre
interpretato da Martin Sheen. Non ha la complessità e la ricchezza di Bobby, anche se condivide con questo la presentazione
di una ampia galleria di personaggi, descritti con tratti che li umanizzano. Non
sono perfetti, ma tutti desiderano ardentemente la pace interiore e la
felicità, le cercano non sanno dove, né come, e il loro pellegrinaggio è il modo
per incanalare questi buoni desideri.
Del film si apprezzano la mancanza di pretensione e il fatto
che riesca a trasmettere l’esperienza unica del Cammino de Santiago: vari
motivi personali, tra cui, naturalmente, quelli spirituali e il cameratismo che
si sviluppa tra quelli che si conoscono per questa occasione. Il cast è superbo,
con alcuni intensi momenti drammatici, soprattutto del personaggio di Deborah
Kara Unger. C’è una buona selezione di canzoni, ma qualche volta si può avere
la sensazione che si tratti di un filmato promozionale del Cammino nel aspetto
turistico (la Regione di Galizia ha aiutato nel finanziamento), e questo può
appesantire il film, distraendo inutilmente. José María Aresté. ACEPRENSA.
30/6/2012. Regista: Cameron
Crowe. Sceneggiatura: Aline Brosh McKenna, Cameron Crowe, Benjamin Mee. Interpreti: Matt Damon, Scarlett
Johansson, Thomas Haden Church, Elle Fanning, Maggie Elizabeth Jones. USA. 2011. 124 min. Tutti.
Benjamin Mee, avventuroso giornalista, ha due bambini ed è
vedovo da poco. Gli si presenta la possibilità di cambiare casa. Ma quella che gli
piace ha un piccolo problema: dentro c’è uno zoo chiuso al pubblico e sull'orlo
del fallimento.
Cameron Crowe è un regista debole, anche nel suo miglior
film, l’interessante Almost Famous.
L'adattamento di un romanzo autobiografico l’ha fatto lui stesso con l'aiuto di
Aline Brosh McKenna (Il diavolo veste
Prada, Temptation in Manhattan) e
il risultato è accettabile, anche se l'impressione è che la storia si sarebbe
potuta raccontare meglio e in meno tempo.
Matt Damon fa un gran lavoro. È un attore così buono che
può passare come un assassino, come un avvocato, come poliziotto, come vedente tormentato e
come un papà molto bravo che si preoccupa per i propri figli, e vuole renderli
felici. Accanto a lei, Scarlett Johansson ricopre un ruolo relativamente
normale, in attesa di tornare a mostrarci che la grande attrice che porta
dentro (La ragazza con l’orecchino di
perla) può risalire in superficie, scegliendo buoni progetti. Ingenuo,
semplicistico, sciropposo, La mia vita è uno zoo è un eccellente
film per famiglie, con una grande fotografia di Rodrigo García (Babel). La bambina piccola è molto
divertente, almeno nella versione originale. Alberto Fijo. ACEPRENSA
30/6/2012.
Regista: Simon Curtis. Sceneggiatura: Adrian Hodge. Interpreti: Michelle
Williams, Kenneth Branagh, Eddie Redmayne, Judi Dench, Emma Watson. 99 min. USA,
GB. 2011. Giovani-Adulti. (S, D)
Marilyn è
proprio questo: la storia di un giovane assistente di produzione che ha
accompagnato la celebre attrice durante le riprese di un film e che poi
pubblicò i suoi ricordi in un libro.
Che nessuno cerchi in questo film -delizioso, a volte-, un
biopic o uno studio sulla complessa
personalità della fidanzata d'America.
Il film è costruito su un aneddoto e tutto reca il timbro della leggerezza. Il
film racconta molte cose, ma restando in superficie, senza entrare realmente in
nessuna.
Parla del vuoto vitale di una stella che vuole solo essere
una buona attrice ... o forse meglio una buona madre; dell abbaglio di un
giovane quando si sente oggetto di attenzione; degli sforzi di un buon attore
per raggiungere la fama; del sereno realismo di una attrice veterana
consapevole dei pericoli che può costituire una bionda esuberante... Tutto
questo nella cornice di una Hollywood che era, più che mai, una fabbrica dei
sogni ... e un soppalco di giocattoli rotti. E così, alla fine, quello che il film
mostra -dietro le quinte e senza discorsi magniloquenti-, è questo filo
misterioso che tesse la vita con i sogni e come l’importante è riuscire nella
vita, anche se non ti applaudono sul palcoscenico.
Per portare avanti questa leggera funzione era necessario
un cast consistente. E c'è. Michelle Williams ricama il suo ruolo, supportato
da una caratterizzazione incredibile, Judie Dench è un valore sicuro, Emma
Watson conferma che c'è vita dopo Hermione, e Kenneth Branagh ... in breve, è
Laurence Olivier: con questo è detto tutto. Ana Sanchez de la Nieta. ACEPRENSA.
Pubblico: Giovani-Adulti. Contenuti: S, D (ACEPRENSA)
30/6/2012.
Regista: Valérie Donzelli. Sceneggiatura: Valérie Donzelli, Jérémie
Elkaïm. Interpreti: Valérie Donzelli, Jérémie Elkaïm, César Desseix, Gabriel
Elkaïm, Elina Löwensohn. 100 min. Francia. 2011. Adulti. (X)
Ad una festa - dove altro?-, Romeo incontra Giulietta, si
innamorano e vanno a vivere insieme. Con entusiasmo montano l’appartamento, poi
ricevono il bambino con gioia. Ma presto ci sono problemi: il piccolo li
tirannizza, complica loro la vita, prima piange, poi vomita, poi gli scoprono
un tumore maligno al cervello. Improvvisamente questa sofferenza cambia tutto:
è la guerra contro la malattia, la morte e la depressione. Romeo e Giulietta si
scoprono di più e meglio, si vogliono bene più e meglio attraverso la
sofferenza e la lotta per suo figlio, e lasciano assolutamente tutto per lui.
L'allestimento, semplice ma pieno di forza e fatto di
piccole cose cariche di tensione drammatica, conta con la voce in off di un narratore che ti aiuta a
capire cosa sta succedendo e dà alla storia il tono di una favola.
L'interpretazione della coppia principale è molto indovinata per la sua
semplicità. Bisogna segnalare che i protagonisti sono una coppia di fatto e
hanno un bambino, cioè interpretano loro stessi, e hanno scritto la sceneggiatura.
E messi al lavoro, toccano una manciata di questioni importanti: il senso della
vita e della sofferenza, approfondire nell’amore, le cose che contano, quelle che
durano ...
A differenza di altri film su bambini affetti da cancro
che abbiamo visto negli ultimi anni, ci si concentra sui genitori, non sui
piccoli, e quindi è molto più duro rispetto agli altri. Vediamo soffrire i
genitori e lo spettatore è un membro in più della famiglia, condividendo con
loro il problema. Un film intelligente, suggerente, interessante, duro. Molto
francese. Fernando Gil-Delgado.
ACEPRENSA.
26/5/2012. Regista: Barry Sonnenfeld. Sceneggiatura: Ed
Salomon. Interpreti: Tommy Lee Jones, Will Smith, Linda Fiorentino, Vincent
D'Onofrio. 100 min. USA. 2012. Giovani.
Barry Sonnenfeld (La famiglia Addams, Get Shorty), continua sul filone della commedia. Parte di un
fumetto Marvel, di Lowell Cunningham, e approfittando della moda extraterrestre
favorita da X-Files, tesse una
parodia efficace, con momenti molto divertenti. Si possono aprezzare punti di
connessione con Mars Attacks! di Tim Burton, ma Men in Black è più politically
correct, meno trasgressivo.
Un corpo speciale
ultrasegreto –MIB, Gli Uomini in Nero- regola il soggiorno nella Terra delle
creature provenienti da altri pianeti, secondo lo schema di una sofisticata dogana
intergalattica, il che garantisce che i terrestri vivano nella pacifica ignoranza
della loro presenza. L'arrivo clandestino di un bellicoso alieno mette però in
pericolo la Terra.
Il film basa la sua
efficacia sulla coppia di attori Tommy Lee Jones e Will Smith, dove contrasta
bene la serietà imperturbabile del primo con la spontaneità del secondo. Ci
situazioni memorabili, come l'esame di ammissione di Smith nel MIB e
l'apprendimento successivo. Solo di tanto in tanto il film scade nella battuta
un pó rozza. Il film, prodotto da Steven Spielberg, ha alcuni formidabili
effetti speciali della ILM e una curata direzione artistica di Bo Welch, in
particolare quelli della sede centrale del MIB. José María Aresté. ACEPRENSA.