Fast&Furious 5

28/5/2011. Regista: Justin Lin. Sceneggiatura: Chris Morgan. Interpreti: Vin Diesel, Paul Walker, Dwayne Johnson, Jordana Brewster, Joaquim de Almeida. 125 min. USA. 2011. Giovani. (V,S)

La saga Fast & Furious ha dieci anni e sul suo appeal, almeno secondo Justin Li (regista degli ultimi tre episodi) e i produttori, gli attori pesano quanto o più delle macchine e delle corse. In questo sequel, gli scatenati inseguimenti notturni sono appena accennati, ma ne abbiamo altri -non meno spettacolari- interpretati da Dominic Toretto (Vin Diesel) e dalla sorella Mia (Jordana Brewster) insieme al fidanzato, l'ex poliziotto Brian O'Conner (Walker).



I tre protagonisti si sono rifugiati in Brasile, dove vengono accusati di un omicidio che non hanno commesso. Così devono fuggire dal FBI, che mette sulle loro tracce un agente spietato (Dwayne Johnson). L'azione è spettacolare, con macchine da sogno; gli eroi -bulli forti e molto duri- appaiono marginali e un po’ volgari, con un'estetica curata ed un po' kitsch. L'avventura, o meglio il pretesto per l'azione, è un McGuffin: un oggetto del desiderio che tutti vogliono e nessuno sa cosa sia; il risultato è la pianificazione dell'assalto alla fortezza del “cattivo”. E la formula funziona. Questi bad boys sono buoni, con carisma e fascino, credono ancora alla famiglia, alla lealtà e all'amicizia. È divertente il fatto che i personaggi ti fanno ridere, proprio quando prendono le cose sul serio. Fernando Gil-Delgado. ACEPRENSA.

Pubblico: Giovani. Contenuti: V, S (ACEPRENSA)

Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare

28/5/2011. Regista: Rob Marshall. Sceneggiatura: Ted Elliott, Terry Rossio. Interpreti: Johnny Depp, Geoffrey Rush, Penélope Cruz. Ian McShane, Kevin Mc MacNally, Astrid Berges-Frisbey. 140 min. USA. 2011. Giovani.



La saga pirata continua. Il regista è cambiato, ma tutto rimane lo stesso, pedantemente uguale. È una variazione ripetitiva del solito tema. Rob Marshall (Chicago) dirige un copione noioso e prevedibile, senza ritmo, senza tensione, senza grazia. Tutto è deja vu: resta solo da alzare il volume della musica e far vedere qualche sirena. Penelope Cruz esprime un carattere piatto, e il 3D serve solo ad oscurare la fotografia e ad alzare di 3 euro il prezzo del biglietto. L'inizio, con una scena d'azione ben girata, è promettente; ma il resto, la solita solfa! Risultato: 140 minuti interminabili. ACEPRENSA.

Pubblico: Giovani. (ACEPRENSA)

Mr. Beaver

28/5/2011. Regista: Jodie Foster. Sceneggiatura: Kyle Killen. Interpreti: Mel Gibson, Jodie Foster, Anton Yelchin, Jennifer Lawrence. 91 min. USA. 2011. Giovani. (VS)

Walter Black (Mel Gibson) è un dirigente prestigioso dell'industria del giocattolo, felicemente sposato con Meredith (Jodie Foster) e padre amorevole di due figli. Ma cade improvvisamente in una grave depressione che i medici non sanno come curare. Finché un giorno, allontanatosi dalla famiglia, Walter trova -in un bidone della spazzatura- un pupazzo a forma di castoro, attraverso il quale finalmente riesce ad esprimere i suoi sentimenti. Da quel momento, la vita di Walter migliora notevolmente, ma ha una preoccupante dipendenza dal burattino, che sembra avere vita propria.



Dopo Il mio piccolo genio e A casa per le vacanze, l'attrice Jodie Foster continua la carriera di regista con un altro singolare dramma intimista, attraverso il quale si esalta l'affetto famigliare come il principale e grande rimedio all'epidemia di individualismo e isolamento che caratterizza il mondo attuale. In tal senso, è di particolare interesse la sotto-trama del figlio adolescente di Walter, che non riesce a valorizzare gli sforzi del padre per superare la malattia. Ed arricchiscono questa riflessione tematica le note accurate -a volte drammatiche, a volte sarcastiche e persino surreali- circa le predisposizioni genetiche, le tendenze culturali, i media, l'umiltà, il bisogno di lasciarsi aiutare...

Questa rischiosa proposta di Foster risulta plausibile per merito dell'eccellente lavoro dell'intero cast, in particolare di Mel Gibson, che dimostra -ancora una volta- il suo carisma di attore tra i più versatili e geniali, anche in ruoli come questo, ad alta tensione emotiva e con certi elementi autobiografici che sicuramente hanno influito sulla recitazione. Per il resto, la messa in scena è un po’ fredda e convenzionale, ma è indovinata quando si mette al servizio della drammatica evoluzione dei personaggi. Jerónimo José Martín. ACEPRENSA.

Pubblico: Giovani. Contenuti: V, S (ACEPRENSA)

The Lincoln Lawyer

28/5/2011. Regista: Brad Furman. Sceneggiatura: John Romano. Interpreti: Matthew McConaughey, Marisa Tomei, Ryan Phillippe, William H. Macy. 105 min. USA. 2011. Adulti. (VXD)

Tratto da un romanzo del prolifico Michael Connelly, questo curato legal thriller ha forza ed è ben recitato. Recupera Matthew McConaughey, un attore che ha già dato buona prova di sé, ad esempio, in Tredici variazioni sul tema (Thirteen Conversations About One Thing).



McConaughey, valido attore quarantatreenne, di alterne fortune, dimostra ancora di avere carisma, interpretando un scaltro avvocato criminalista, poco ortodosso, che usa la propria auto come ufficio. L’affaire è torbido: il processo contro un giovane benestante, accusato di aver aggredito brutalmente una prostituta, in quello che sembra un espediente per estorcerli quanto più denaro possibile. Ma c'è una decisa volontà di non essere brutale nella rappresentazione del degrado morale di alcuni personaggi. E la trama familiare, che scorre parallela, non è male.

Furman (The Take, 2007) è un bravo regista, sobrio, senza esitazioni, con una messa in scena che sa sfuggire al cliché televisivo, in cui di solito incorre questo genere di storie da tribunale, con sortite esterne a caccia di prove. Mi viene in testa uno dei film di ambiente legale tra i più sorprendenti, Anatomia di un omicidio, del maestro Preminger, una pietra miliare per gli appassionati del genere. Dall'elogio del film, passiamo però ad un paio di stonature: lo stile del personaggio di William H. Macy è troppo caricaturale per esser credibile. E non solo il suo. Alberto Fijo. ACEPRENSA.

Pubblico: Adulti. Contenuti: V, X, D (ACEPRENSA)

Habemus Papam

23/4/2011. Regista: Nanni Moretti. Sceneggiatura: Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Federica Pontremoli. Interpreti: Michel Piccoli, Nanni Moretti, Margherita Buy, Jerzy Stuhr. 104 min. Italia. 2011. Tutti

Alla morte del vecchio Papa, il Conclave si riunisce per eleggere il nuovo pontefice. La scelta cade sul cardinal Melville, ma il prescelto cade preda di dubbi e fortissime ansie - dovute al timore di non essere in grado di salire degnamente al soglio pontificio - Per risolvere la situazione, il Vaticano decide di rivolgersi a uno psicologo, il professor Brezzi, ma la situazione si complica per il fatto che il conclave non è ancora ufficialmente chiuso e i cardinali restano bloccati in Vaticano...



E se un odierno successore di Pietro si affaccia dal balcone vaticano, guarda la piazza gremita di gente all’inverosimile - un popolo plaudente, lieto, rassicurato e desideroso di conoscere il volto del nuovo pastore - e inaspettatamente dichiara di rinunciare alla missione? Su questo assunto si regge il nuovo, undicesimo lungometraggio di Nanni Moretti, Habemus Papam.

Ci perdonerete se abbiamo svelato il finale, cosa che non si dovrebbe mai fare. Ma non c’è alternativa, poiché di questo, e soltanto di questo, parla il film: della rinuncia. È morto un Pontefice. Vediamo con immagini di repertorio il funerale di Giovanni Paolo II in piazza San Pietro. Attacca la finzione, nel conclave quasi totalmente composto da vecchietti timorosi, pieni di acciacchi, con il comodino ingombro di medicine. Pregano questi cari vecchietti. Pregano il Signore che li risparmi dalla prova finale: la conduzione della barca. Alla fine ci si orienta su Melville (un misurato e bravo Michel Piccoli). È fatta. Applausi, baci, inchini. Abito da cerimonia, acconciato in fretta. Stola rossa. La grande finestra aperta sul mondo, ecco la lieta novella: «Habemus Papam». Il cerimoniere felice si gira per introdurre il nuovo nocchiero della cristianità. Non esce nessuno. Anzi, si odono grida, richieste di aiuto. Il Papa è in preda alla paura. Il sorriso si spegne sulle labbra di tutti. Il silenzio cala gelido sulla folla festante. Comincia l’avventura di un povero vecchio, che smette subito la veste bianca, intimorito e schiacciato dal peso della responsabilità. Da giovane voleva fare l’attore. Ma fu costretto a rinunciare. Così ha intrapreso un’altra carriera, che l’ha portato, di teatro in teatro, al più grande palcoscenico della storia.

E Nanni Moretti? Eccolo accorrere al capezzale del Santo Padre in stato confusionale. Ha il volto severo dello psicologo di fama, il «migliore»: separato, lavoratore, saccente, non credente, vestito come un prete. In La messa è finita, nel 1985, Moretti era un giovane sacerdote, senza barba e con la tonaca, alzata con le mani per correre senza impacci appresso al pallone in oratorio. Don Giulio era arrabbiato, autoritario, tagliente, intransigente. Curava le anime: un terrorista, un omosessuale, la sorella intenzionata ad abortire, il padre scappato di casa con una più giovane. E gli toccava di vegliare il corpo della madre suicida. Ora, in abito scuro, è al capezzale del Papa tormentato. Cerca di soccorrerlo non con le Sacre Scritture, ma con il verbo di Freud, «maestro del sospetto» somministrato quale estrema medicina.

Moretti è in grande forma. Scherza, cava dal cilindro una battuta dietro l’altra. Costretto a convivere col collegio cardinalizio, organizza tornei di pallavolo, batte con astuzia i cardinali alle carte, e prova a parlare col «paziente». Dai discorsi sono banditi però riferimenti a sesso, madre, infanzia (solo di sfuggita e con tanta cautela), sogni. Quindi non si parla di nulla. Si sospetta un «deficit di accudimento»: ma è solo un’ipotesi. Bene. Siamo al finale: la grande rinuncia. La Chiesa ha bisogno di un profondo rinnovamento, deve amare tutti, dice il Papa prima di eclissarsi per sempre. Se prendessimo Habemus Papam per una pura e semplice commedia, ci sarebbe poco da aggiungere. Quando Moretti si impegna è irresistibile. Ma chiudiamo qui? Ce la caviamo con la commedia, le risate, la caricatura grottesca? In realtà Moretti aveva in mente ben altro progetto. Voleva - come ha sempre fatto - ritrarre il mondo, magari deformandolo. La macchina da presa doveva scandagliare il fondo dei Sacri Palazzi. E qui, proprio qui, sta la macroscopica debolezza del film. Di questo mondo Moretti non capisce nulla. Non ne ha la minima conoscenza, sensibilità, comprensione. Non mostra nessun rancore verso la Chiesa come istituzione. E riesce anche a trasformare, con autentica simpatia, i vecchierelli cardinali in allegri ragazzotti, impegnati a ribattere il pallone dall’altra parte della rete. Moretti nel suo cinema non è mai stato ostile alla religione. Come non è mai stato ostile alla vita. Probabilmente, come molti della sua generazione, è stato attratto da Giovanni Paolo II (Melville, per sua stessa ammissione, a lui rimanda).

L’ultimo successore di Pietro di Habemus Papam, però, è privo della dimensione religiosa. Potrebbe essere fabbro, medico, attore, venditore ambulante. Ma non uomo di fede. Si può fare un film su un uomo di fede (anzi, sulla guida di un’immensa e planetaria comunità religiosa) staccandolo dalla prospettiva divina? Il giovane don Giulio, nel finale di La messa è finita, prima di partire per un posto lontano, spazzato dal vento, finalmente rideva. Sulle note di Ritornerai di Bruno Lauzi, il mondo si fermava, e tutti i presenti iniziavano a ballare. Habemus Papam si chiude nel silenzio, nel buio, nell’angoscia. Caro Moretti, per il prossimo film perché non richiami don Giulio dall’esilio in Patagonia? Claudio Siniscalchi, per gentile concessione di FAMILYCINEMATV.

Valori/disvalori: Nanni Moretti ritrae la Chiesa, non gli è ostile, ma di questo mondo non capisce nulla. Non ne ha la minima conoscenza, sensibilità, comprensione. L’ultimo successore di Pietro di Habemus Papam, è privo della dimensione religiosa.

Pubblico: Tutti.

Giudizio tecnico: *** Nanni Moretti scherza, cava dal cilindro una battuta dietro l’altra. Come commedia è irresistibile ma la macroscopica debolezza del film consiste proprio nell'aver ritratto un mondo che l'autore non ha cercato di conoscere.

World Invasion: Battle Los Angeles

23/4/2011. Regista: Jonathan Liebesman. Sceneggiatura: Christopher Bertolini. Interpreti: Aaron Eckhart, Michelle Rodríguez, Bridget Moynahan, Ramon Rodriguez, Michael Peña, Cory Hardrict. 118 min. USA. 2011. Giovani. (V)

Il mondo è in guerra con gli alieni. Il sergente Nantz, un veterano con un passato oscuro, è assegnato a una sezione di marines che deve evacuare i civili da Santa Monica, e quel piccolo gruppo sarà fondamentale per lo sviluppo della guerra. A differenza dell'approccio generale di Independence Day, World Invasion: Battle Los Angeles si concentra sui dettagli. La storia è vista attraverso gli occhi del sergente Nantz. Aaron Eckhart è il perfetto sergente di ferro, un ruolo che sembra disegnato per lui, ed è lui che in gran parte sostiene il film.



Non c’è una visione di insieme né spettacolari scontri di truppe o navi; abbiamo grida, combattimenti casa per casa. Los Angeles è un campo di battaglia eccellente, confuso. Ció facilita il lavoro del montatore, che non deve preoccuparsi della coerenza della storia: bastano il rumore e il movimento. L'azione e la tensione sono dosati in modo corretto. Non c’è epica altisonante, ma molta azione classica. Si tratta di un film di fantascienza in cui si confrontano fanterie invece di navi e anche se lo spettacolo non è quello che ci si aspetta, non è male. Fernando Gil-Delgado. ACEPRENSA.

Pubblico: Giovani. Contenuti: V (ACEPRENSA)

Rio 3D

23/4/2011. Regista: Carlos Saldanha. Sceneggiatura: Don Rhymer. Con Will i Am, Rodrigo Santoro, George Lopez, Jamie Foxx, Victoria Cabello, Fabio De Luigi, Pino Insegno, Mario Biondi, Josè Altafini, Emilio Carelli, Francesco Castelnuovo. Animazione. 96 min. USA, Canada, Brasile. 2011. Tutti.

Blu è un uccello speciale, è l'ultimo ara blu ed è stato allevato in Minnesota. Sa leggere, ma non vola, perché è stato rubato in Brasile il giorno in cui doveva imparare. Ha vissuto sempre con Linda, una bella libraia che lo trovò per strada quando era bambina. L'azione inizia quando un ornitologo brasiliano si presenta in libreria e propone portare Blu a Rio de Janeiro per incontrare Pearl, la ultima femmina della sua specie, e così impedire l'estinzione dell’ara blu.



Saldanha dimostra ancora una volta la sua maestria nel raccontare storie animate con grazia e arguzia. Lavora con un team tecnico che non ha nulla da invidiare ai migliori: la rifinitura di ogni fotogramma, la qualità delle animazioni, i personaggi, tutto ha un livello molto alto. E lo sceneggiatore Don Rhymer è arguto e ha saputo imbastire la linea principale, la storia d'amore tra l’uccello da campo e quello di città, con multipli trame collaterali e abbastanza divertenti, tutto con il carnevale come sfondo.

La fotografia e il buon uso della tecnologia 3D consente di esaltare la bellezza di Rio in un divertente filmato, familiare e colorista. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, la cosa meno brillante è la musica. Fernando Gil-Delgado. ACEPRENSA.

Pubblico: Tutti. Contenuti: --- (ACEPRENSA)