Mucche alla riscossa

16/10/2004. Registi: Will Finn, John Sanford. Musica: Alan Menken. 76 min. USA. 2004. Tutti.

Nel West, tre mucche e un cavallo karateka provano a fermare un crudele ladro di bestiame. Questo divertente western comico-musicale cerca di riproporre i cartoni animati degli anni Cinquanta e Sessanta. Sono eccellenti l’animazione dei personaggi e la musica country di Alan Menken. Gli sfondi sono eccessivamente schematici e il copione, alle volte troppo accelerato, finisce per deformare alcuni dei numerosi personaggi. Jerónimo José Martín. MUNDO CRISTIANO.

Pubblico: Tutti. Contenuti:--. Qualità tecniche: *** (MUNDO CRISTIANO)

Hero

2/10/2004. Regista: Zhang Yimou. Sceneggiatura: Li Feng, Zhang Yimou, Wang Bin. Interpreti: Jet Li, Tony Leung Chiu-Wai, Maggie Cheung Man-Yuk, Zhang Ziyi, Chen Daoming. Donnie Yen. 99 min. China. 2003. Nei cinema in Italia dal 8 ottobre. Giovani.

Secoli fa, la Cina era divisa in sette regni rivali. L’unificazione fu compita a ferro er fuoco dal re Qin. I regni vicini utilizzarono tutti i mezzi a loro portata per ostacolarla, incluso il ricorso a assassini professionisti. Nel 1998, Cheng Kaige ha realizzato un grande film su questo stesso tema: L’imperatore e l’assassino. Adesso, il versatile Zhang Yimou (Sorgo rosso, Lanterne rosse, Vivere!, Non uno di meno, La strada verso casa) si è ispirato a questa storia per realizzare la sua wuxia (film di arti marziali), passaggio obbligato per un regista cinese.

Contrariamente a Cheng Kaige, Yimou ha deciso di evitare il realismo e ha girato una fantasia tipo The Legend of Zu. Gli assassini che minacciano l’imperatore sono grandi lottatori dotati di straordinarie facoltà che esibiscono in una serie di quadri di singolare bellezza, dove si combinano coreografia, musica, costumi e fotografía. Ma l’ostentazione di arti marziali non compromette mai il nucleo della storia, bella e semplice come un ideogramma. Senza Nome (Jet Li) è il temibile guerriero che ha sconfitto Spada Rotta (Tony Leung), Spada Volante (Maggie Cheung) e Cielo (Dinnie Yen), i tre assassini che minacciavano l’imperatore. Parte della ricompensa consiste nel raccontare la propia prodezza direttamente all’imperatore, direttamente alla sua presenza. Il racconto di Senza Nome combinerà verità e menzogna, alternerà punti di vista giocando con i colori, parlerà di amore, di devozione, di sacrificio e svelerà l’essenza dell’eroismo.

Bisogna sottolineare in questo film –il più costoso del cinema cinese- il numero e la qualità dei talenti che ha riunito. Oltre il regista e il produttore Bill Kong (La tigre e il dragone) si distinguono il direttore di fotografia Chirstopher Doyle (In the Mood for Love, di Wong Kar-Wai), Emi Wada –vincitore di un Oscar per i costumi di Ran, di Akira Kurosawa- il musico Tan Dun… Senza citare i responsabili degli scenari, le scene di azione e gli effetti visivi, per iquali si è ricorso ai cavi invece degli effetti digitali tipo Matrix. Il cast associa nei ruoli principali la coppia protagonista di In the Mood for Love (Tony Leung e Maggie Cheung), i lottatori Jet Li e Donnie yen, la giovane Zhang Ziyi (La strada verso casa) e il veterano Chen Daoming. Dal punto di vista visivo, Hero è uno dei film più belli degli ultimi anni. Ha qualche pennellata teatrale, che ricorda l’opera Turandot, girata da Yimou anni fa nella Città Proibita di Pechino. In questo senso, le inquadrature, la disposizione delle truppe, i vestiti, i colori, sono artificiosi; ma come quel grande spettacolo, sono state disegnate per mostrare la verità dell’uomo, e in nessun momento la storia o i personaggi sembrano fasulli, anche se la frontiera tra grandioso e fastoso, e personale e particolare s’incrociano spesso in entrambi i sensi. Fernando Gil Delgado. CINEFORUM 2004.

Pubblico: Giovani-Adulti. Contenuti specifici: V. Qualità tecnica: ***** (CINEFORUM 2004)

Nel mio amore

Regia: Susanna Tamaro. Sceneggiatura: Susanna Tamaro e Roberta Mazzoni. Interpreti: Licia Maglietta, Urbano Barberini. Produzione: Fulvio Lucisano per Italian International Film. Genere:Drammatico. Italia 2003. Adolescenti.

Molto interessante questo film d’esordio di Susanna Tamaro, la ben nota scrittrice che ha raggiunto un grande notorietà a partire dal suo bel romanzo di dieci anni fa, Va’ dove ti porta il cuore. Il suo primo lungometraggio, Nel mio amore, prodotto da Fulvio Lucisano, nelle sale italiane dal 23 settembre, ha per protagonista Stella (una intensa e bravissima Licia Maglietta), che ritorna dopo anni nella casa natale. Poco a poco veniamo a scoprire il suo passato: un rapporto difficile con il marito (Urbano Barberini) che esaspera il figlio fino a renderlo ribelle, e un rapporto altrettanto difficile con la figlia, hanno chiuso ormai il cuore di questa donna, che grazie all’amicizia con un personaggio un po’ misterioso –che era stato anche amico di suo figlio, morto tragicamente in un incidente- che abita fra queste montagne, ripercorre il suo passato fino a intravedere una speranza di cambiamento.

Nel mio amore è un film coraggioso, che ha l’ardire di incamminarsi su sentieri nuovi e molto alti, assai diversi da quelli di gran parte del cinema italiano. E’ anche un film girato assai bene, che mostra una connaturalità della Tamaro con il linguaggio delle immagini, i silenzi, la valorizzazione degli oggetti e dei paesaggi, che forse sorprenderanno più di uno spettatore. La scrittrice triestina, in effetti, si era diplomata in regia presso la Scuola Nazionale di Cinema, e prima di dedicarsi solo alla scrittura aveva lavorato come assistente di alcuni registi e come autrice di documentari. Le location scelte sono inusuali e bellissime: stupendi paesaggi di montagna che la regista ha trovato in Slovenia. Le immagini sono quindi molto espressive, valorizzate da una splendida fotografia di Giuseppe Lanci, uno dei maestri italiani di questa arte, che aveva lavorato anche per Tarkovskij. In effetti la Tamaro richiama il regista russo in numerose scelte stilistiche e anche nella sensibilità per un tipo di cinema che valorizza molto tanto la cura dell’immagine quanto l’interiorità dei personaggi.

I temi, come dicevamo, sono molto coraggiosi: Susanna Tamaro e la sua co-sceneggiatrice, Roberta Mazzoni (La settima stanza, Matrimoni), non hanno paura di parlare molto apertamente di fede e di amore, di colpa e di perdono, dell’inferno e del paradiso, di una vita spesa solo a cercare il benessere e il successo e dell’apertura agli altri nella condivisione e nel voler bene. Sono temi talmente alti e forti che a volte forse si avverte che non sono completamente “avvolti” nella storia, ma emergono un po’ al di fuori di essa. Il personaggio del marito, per esempio, forse è un po’ eccessivo in una sua cattiveria e grettezza non ben spiegata nel corso del film. Può darsi che la limitatezza del budget a disposizione (che peraltro lo spettatore non nota, grazie all’eccellente lavoro di messa in scena realizzato) abbia portato a dover sacrificare alcune parti della storia che forse avrebbero giustificato meglio alcuni passaggi narrativi che sullo schermo appaiono un po’ rigidi.

Ci troviamo quindi con un film che dice cose giuste e profonde, forse in un modo che da qualche spettatore sarà avvertito come un po’ spigoloso; un film che potrà piacere a molti, non solo a un pubblico adulto e sensibile, ma anche, per esempio, ad adolescenti alla ricerca di risposte chiare e radicali sul senso dell’esistenza. L’ottimo lavoro degli attori supporta bene la credibilità dei personaggi. Un esordio, quindi, davvero interessante, che fa ben sperare anche per i successivi film di questa neonata regista, così fuori dal coro di un cinema italiano che invece ben difficilmente esce dai soliti cliché. Armando Fumagalli.

Valori/Disvalori: Si parla di fede e di amore, di colpa e di perdono, dell’inferno e del paradiso, di una vita spesa solo a cercare il benessere e il successo e dell’apertura agli altri nella condivisione e nel voler bene

Si suggerisce ai genitori la visione a partire da: Adolescenti. Per alcune scene di forte tensione drammatica in famiglia; una scena lievemente sensuale.

Giudizio tecnico: **** . Regia molto curata, stupendi paesaggi montani grazie alla fotografia di Giuseppe Lanci, ottime interpretazioni degli attori. Alcuni passaggi narrativi appaiono un po' rigidi e non pienamente giustificati.

Per gentile concessione di www.familycinematv.it

Hellboy


2/10/2004. Regista: Guillermo del Toro. Sceneggiatura: Guillermo del Toro e Peter Briggs. Interpreti: Ron Perlman, Doug Jones, Selma Blair, John Hurt, Rupert Evans. 122 min. USA. 2004. Nei cinema in Italia dal 8 ottobre. Giovani.

Del Toro (Guadalajara, Messico, 1964) ha rinunciato a dirigere il terzo episodio delle avventure di Harry Potter per quest’adattamento del fumetto creato dal californiano Mike Mignola per Dark Horse nel 1994. Sembra evidente che ne sia valsa la pena. Del Toro ha una debolezza manifesta per il terrore gotico (Cronos, Mimic, Blade II), un genere nel quale si muove con scioltezza. Per questo ha un team solvente capace di offrire una fotografia, montaggio, musica e diversi elementi del disegno di produzione adeguati a sottolineare il misterio dei mondo sotterranei popolati da strane creature.

Nato dalle fiamme dell’inferno, e portato alla luce dallo stesso Rasputin con un rituale pagano favorito dai nazisti, il diavolo rosso Hellboy (eccellente Ron Pearlman) sarà allevato dal Doctor Broom (John Hurt) nell’ultrasegretissimo Centro di Difesa e Ricerche Paranormali. Teppista e attaccabrighe, infaticabile avversario dei mostri che insidiano i sottomondi tenebrosi. Il singolare eroe, che ha molto del John McClane di La giungla di cristallo, è un tipo estroso, che nasconde il sigaro fumante in presenza dal padre adottivo, si rasa tutti i giorni le corna e conversa con un ragazzino di nove anni mentre spia la sua avvenente fidanzata da un terrazzo.

Girato a Praga con 66 milioni di dollari, il film risulta gradevole e ricco di ilarità. Al disopra della parafernalia visiva, degli scenari e del ritmo delle azioni che lasciano col fiato sospeso, c’è un buon copione, un vigoroso disegno dei personaggi, senso dello humour, tenerezza e romanticismo. Alberto Fijo. ACEPRENSA.

La cattiva educazione (La mala educación)


2/10/2004. Regista: Pedro Almodóvar. Sceneggiatore: Pedro Almodóvar. Interpreti: Gael García Bernal, Fele Martinez, Javier Cámara, Daniel Gimenez Cacho. 128 min. Spagna, 2004. Adulti con riserve, sconsigliato.

Ignazio ed Enrico, entrambi gay, durante la loro infanzia hanno patito molestie sessuali da Padre Manolo, il direttore della scuola cattolica dove hanno studiato. I tre personaggi tornano ad incontrarsi, tra gli anni settanta e gli ottanta, in una sordida atmosfera vendicativa, passionale e autodistruttiva.

Con il probabile scopo di reclamizzare il film, a base di polemiche, Pedro Almodóvar ha denunciato duramente nei mass media i sacerdoti pederasti e la Chiesa Cattolica in generale. Invece, nel film questi sono solo aspetti secondari, per di più avvolti in un alone di irrealtà. Difficilmente credibile, l’angosciato personaggio del sacerdote pederasta. Ancor meno, il brutale compare, un grasso prete, pronto ad uccidere a sangue freddo, nello stile di Frank Nitty. Le loro vicende si mantengono sempre all’interno di un ambiente omosessuale, a forti tinte melodrammatiche. Evade alla “legge del desiderio” solo il personaggio impersonato da Javier Cámara, il più divertente e profondo, con quello della madre e della zia del protagonista.

L’indigesto polpettone gay si traduce in scene erotiche assortite, bassamente scurrili, con improbabili messinscena: fino alla nausea. Almodovar sembra aver totalmente smarrito la freschezza di Tutto su mia madre e di Parla con lei, calcando molto le interpretazioni, in un grottesco ibrido di cinema noir, di commedia classica e del più volgare avanspettacolo. Ne ricava un film maldestro, dove rispuntano i noti difetti di Almodovar: a stento, se ne riconosce il valore. Jeronimo José Martín. ACEPRENSA.

Pubblico: Adulti, con riserve (sconsigliato). Contenuti: V, X+, D+, F+. Qualità: ** (MUNDO CRISTIANO)

Man on fire

25/09/2004. Regista: Tony Scott. Sceneggiatura: Brian Helgeland. Interpreti: Denzel Washington, Dakota Fanning, Marc Anthony, Radha Mitchell. 146 min. USA. 2004. Adulti.

Denzel Washington è Creasy, ex-membro di una unità di elite dell’esercito statunitense che, tormentato e dedito all’alcool, ottiene l’impiego di guardia del corpo di Pita, una bambina di 9 anni, figlia di un imprenditore di Città del Messico, dove proliferano i sequestri di persona. Il buon livello della prima metà del film, grazie al simpatico ed emotivo rapporto che si instaura tra la depressa e taciturna guardia del corpo e la loquace e affettuosa Pita, degenera nella seconda parte, piena di violenza demenziale, conclusa dal patetico messaggio di riproporre la vendetta fuorilegge, quale unico modo di ovviare alla corruzione della polizia.

Il copione di Brian Helgeland (Mystic River) e la regia di Tony Scott (Top Gun) sono mediocri, con un abuso di colpi ad effetto gratuiti. Inoltre, appare ingiusto e falso il ritratto, poco sfumato, della realtà quotidiana della capitale messicana. Alberto Fijo. ACEPRENSA.

The bourne supremacy

25/09/2004. Regista: Paul Greengrass. Sceneggiatura: Tony Gilroy. Interpreti: Matt Damon, Franka Potente, Brian Cox, Julia Stiles, Karl Urban. 108 min. USA. 2004. Adulti.

Jason Bourne, superagente -o super assassino- della CIA, sparito dalla circolazione un paio di anni fa, vive felice a Goa. Improvvisamente, entra in profonda e angosciosa tensione: “loro” lo hanno individuato e continuano a volerlo uccidere a tutti i costi. La storia prosegue secondo lo stesso cliché: inseguimenti, azioni in parallelo…

La storia regge. In primo luogo, perché Matt Damon, senza ostentazione -date le circostanze-, ricorre a tutto il sofisticato armamentario letale fornitogli dalla CIA con rapidità ed efficacia, e poi anche perché il film non ha altra pretesa se non quella di intrattenere un paio d’ore gli spettatori. Il produttore Marshall (lo stesso della trilogia Indiana Jones) sa comunque realizzare filmi divertenti e ben rifiniti. Per questo, ricorre per lo più al collaudato cast del precedente episodio, cui già aveva arriso il successo, puntalmente confermato anche ora (168 milioni di dollari soltanto negli Stati Uniti). Ecco perché sono già iniziate le riprese del prossimo episodio: L’ultimatum Bourne. Fernando Gil-Delgado. ACEPRENSA.