Dracula untold

22/11/2014. Regista: Gary Shore. Sceneggiatura: Matt Sazama, Burk Sharpless. Interpreti: Luke Evans, Samantha Barks, Dominic Cooper, Charlie Cox, Sarah Gadon, Zach McGowan, Arte Parkinson, Diarmaid Murtagh, JJ Murphy.
92 min. USA. 2014. Adulti. (V)
Nel 1462, la Transilvania è un regno vassallo dell'Impero Ottomano. Il principe Vlad decide di ribellarsi, e per difendere il suo popolo e la sua famiglia dovrà fare un spaventoso accordo con una terribile creatura. Vlad l'Impalatore è una figura storica ben documentata, un eroe in Romania, il terrore dei Turchi. Nel 1897, l'irlandese Bram Stoker unì il mito del vampiro a questo personaggio, e lo convertì in icona del terrore popolare. Nel 1992, Dracula di Francis Ford Coppola per la prima volta ricorda il vero Vlad. La nuova versione va oltre e lo fa diventare un supereroe, il prototipo del cavaliere cristiano, difensore del debole, padre e marito perfetto.

Gary Shore ha realizzato un thriller d’azione – più di suspense che di terrore-  basandosi su una buona squadra di esperti di effetti speciali, con grandi battaglie, non troppo sanguinose, ingegnose trasformazioni e un esibizione dei poteri acquisiti dal principe Vlad, che lo trasformano in una macchina da guerra. Fernando Gil-Delgado. ACEPRENSA.


Pubblico: Adulti. Contenuti: V (ACEPRENSA)

La spia. A most wanted man

22/11/2014. Regista: Anton Corbijn. Sceneggiatura: Andrew Bovell. Interpreti: Philip Seymour Hoffman, Nina Hoss, Willem Dafoe, Rachel McAdams, Robin Wright. 121 min. USA. 2014. Giovani.
Il penultimo lavoro del compianto Philip Seymour Hoffman, nel ruolo del capo di un gruppo anti-terrorismo di Amburgo, è un esempio del suo enorme talento. Ciò può oscurare o minimizzare il merito di un film molto più di quanto ci si aspetterebbe, grazie all’atmosfera molto riuscita. I critici spesso ricorrono a questo concetto per spiegare quanto sia importante perché una storia funzioni, fluisca ed impatti; o perché si rovini, s’impanni e lasci indifferenti.

L’ olandese Corbijn è riuscito a dare alla sua storia un atmosfera molto attrattiva: i 121 minuti di riprese sono affascinanti. Il romanzo di John le Carré contiene meno sciocchezze esistenzialiste rispetto alle sue altre opere recenti, e aiuta il film ad essere “sconvolgente”, con un realismo inquietante (anche se Corbjin più che un buon regista, è un fotografo a cui il cinema, per il momento, non è il suo lavoro).

La sceneggiatura sa snocciolare una complessa operazione avente una impalcatura finanziaria molto importante: anche se è possibile dimenticarlo nei film, il denaro è fondamentale nel terrorismo! La storia si concentra sul lavoro di un piccolo gruppo di investigatori, gente comune, che non attirano l'attenzione, e passano inosservati.

Agenti stanchi con le occhiaie incrociano dati e raccolgono informazioni per raggiungere il cuore di un gruppo terroristico. Raramente il cinema è riuscito a ritrarre in un modo così potente lo schiacciante peso di chi deve difendere la propria squadra, cosciente che i servici di intelligence condividono informazioni e sono soggetti a pressioni da parte dei politici su di loro. Da sottolineare un Hoffman colossale, con un sorprendente il controllo della voce, dei gesti adeguati a un personaggio amante dell’alcool e che conduce una vita malsana.

Anche se nella versione originale suona scioccante, la decisione di lasciare che Hoffman (Günther Bachmann si chiama il suo personaggio) sia un tedesco con un inglese diverso di quello dei suoi colleghi tedeschi è stata indovinata, anche se genera un certo grado di confusione (vale lo stesso per i personaggi “tedeschi” di Rachel McAdams e Willem Dafoe). Alberto Fijo. ACEPRENSA.


Pubblico: Giovani. (ACEPRENSA)

The judge

22/11/2014. Regista: David Dobkin. Sceneggiatura: Nick Schenk  e Bill Dubuque da un argomento di David Dobkin e Nick Schenk. Interpreti: Robert Downey Jr., Robert Duvall, Vera Farmiga, Billy Bob Thornton, Leighton Meester, Vincent D'Onofrio, Jeremy Strong, Sarah Lancaster. 141 min. USA. 2014. Giovani (VSD)
Hank Palmer è un arrogante avvocato di New York che dovrà difendere suo padre, un onorabile giudice, accusato di omicidio.

Il problema di questo thriller è che la sceneggiatura è di Nick Schenk (Gran Torino) e che il nuovo arrivato Bill Dubuque non è all’altezza del ricco materiale narrativo e drammatico che sviluppa; oppure che è stato fatto qualche sbaglio nel taglio e nel montaggio finale. La verità è che la storia è troppo lunga, forse per eccesso di trame (alcune poco sviluppate). Questi difetti abbassano la qualità di The judge, che comunque è un interessante film drammatico adatto a un vasto pubblico. Jerónimo José Martín. ACEPRENSA.


Pubblico: Giovani. Contenuti: V, S, D (ACEPRENSA)

Due giorni, una notte

22/11/2014. Regista: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne. Sceneggiatura: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne. Interpreti: Marion Cotillard, Fabrizio Rongione, Pili Frangiflutti, Simon Caudry, Catherine Salee. 95 min. Belgio. 2014.
Giovani-adulti.
Confesso: in generale, il cinema sociale non è il mio preferito. Paradossalmente, nonostante le storie sono, il più delle volte, molto drammatiche, di solito mi costa trovare il nervo emotivo. Quindi, e malgrado i fratelli Dardenne non siano Ken Loach, mi sono avvicinato con una certa apprensione a Due giorni e una notte, l'odissea di una giovane madre che, per mantenere il suo lavoro, deve ottenere dei suoi compagni di squadra che rinuncino ad un bonus di mille euro. Durante un fine settimana, due giorni e una sera, accompagnata dal marito, si recherà in visita a ciascuno dei suoi colleghi per cercare di convincerli.
Come se vede, sulla carta, la storia è molto piccola. Il modo con cui filmano i Dardenne –cinepresa a mano attaccata al personaggio- non è particolarmente innovativo ... E tuttavia, questo film riesce a trasmettere tutto quel patos che viene diluito in titoli simili. Senza entrare in arringhe politiche o denunce strutturali, i Dardenne mettono il dito nella piaga su un dramma umano – di nuovo il paradosso- per espanderne i margini e costruire un film sociale che interpella, fa pensare e commuove.

Film umano al cento per cento che avvicina il riflettore, come la cinepresa, a ogni personaggio, a ogni famiglia e ne trae  conclusioni. Il problema -e la soluzione-, allora non è la disoccupazione, né le leggi, né una certa struttura, ma le persone. Senza fare un discorso, senza valersi di slogan, è chiaro in questa storia come, della crisi, si esce soltanto con sforzo, con generosità, con coerenza su certi principi e mettendosi nei panni del prossimo. Se poi il film può contare su una magnifica interprete e su un ritratto del matrimonio tanto attraente quanto poco edulcorato ... cosa altro si può dire? Che si conferma che al cinema non va bene andare con timori e pregiudizi. Ana Sánchez de la Nieta. ACEPRENSA.


Pubblico: Giovani-adulti. (ACEPRENSA)

Le due vie del destino - The Railway Man

20/9/2014. Regista: Jonathan Teplitzky. Sceneggiatura: Frank Cottrell Boyce, Andy Paterson (sulla autobiografia di Eric Lomax).  Interpreti: Nicole Kidman, Colin Firth, Stellan Skarsgård, Jeremy Irvine, Hiroyuki Sanada, Sam Reid, Marta Dusseldorp, James Fraser. 110 min. Australia, GB. 2013. Giovani-adulti.
Eric Lomax sa tutto di treni e orari ferroviari nel Regno Unito. Con questo aspetto e il suo fascino indefinibile di "saggio nelle nuvole" impressiona Patricia Wallace, una donna in viaggio, il che conduce all'amore e al matrimonio. Ma Eric non ha potuto superare il suo trauma postbellico della seconda guerra mondiale, quando è stato prigioniero dei giapponesi, e ha partecipato alla costruzione della linea ferroviaria che doveva collegare la Tailandia e la Birmania, impegno immortalato da David Lean nel film Il ponte sul fiume Kwai. Gli incubi lo assaliscono e Patricia, che non sa come aiutarlo, si rivolge ai vecchi compagni d'armi di suo marito per un consiglio.

Il film è basato su una storia vera, raccontata dal protagonista nella sua autobiografia. Le due vie del destino è diretto dallo sconosciuto australiano Jonathan Teplitzky. Le intenzioni sono certamente nobili,: descrivere come un uomo deve fare i conti con i suoi demoni interiori, il prezioso aiuto che può dare una moglie,  il bisogno di amore e di perdono, come binari - mai meglio detto in questo film di treni - che portano a guarire le ferite dell'anima.

Il risultato, realizzato con andirivieni nel passato, è irregolare, non viene definito un tono, e ci sono piccole incongruenze che spiazzano: per esempio, vi è l'impressione che il matrimonio abbia avuto luogo senza che Patricia conoscesse i problemi psicologici di Eric, e non siamo pronti per la falsa partenza del vecchio compagno d'armi Finlay. Il primo flashback è completamente inaspettato e stordisce, forse come effetto desiderato ma che lascia disorientati. La sensazione è che ci sono parti buone, ma non riescono a comporre con completezza la figura che ci si aspetta in un puzzle.

Colin Firth prende su di sé il peso della trama, insieme a Jeremy Levine nella sua versione giovane. Gli altri attori portano la loro professionalità, anche se in ruoli secondari, tra cui quello della convincente Nicole Kidman. (DECINE21)


Pubblico: Giovani-adulti.  Contenuti: Azione 1 | Amore 2 | Lacrime 2 | Risate 0 | Sesso 0 | Violenza 2 (da 0-4) (DECINE21)

I Mercenari 3 - The expendables

20/9/2014. Regista: Patrick Hughes.Sceneggiatura: Sylvester Stallone, Creighton Rothenberger Katrin Benedikt. Interpreti: Sylvester Stallone, Jason Statham, Jet Li, Antonio Banderas, Wesley Snipes, Dolph Lundgren, Mel Gibson, Harrison Ford, Arnold Schwarzenegger, Kellan Lutz, Terry Crews, Ronda Rousey, Kelsey Grammer, Natalie Burn, Robert Davi, Sarai Givaty. 126 min. USA. 2014. Giovani.
Terzo capitolo della saga, The Expendables, senza inganno dà quello che ci si aspetta, un sacco di azione adrenalinica, attori di una certa età, gli abituali, più alcuni nuovi come la debuttante lottatrice Ronda Rousey, molto popolare negli Stati Uniti. Con il consueto senso di autoironia.

La formula inventata da Sylvester Stallone torna a funzionare, questo è innegabile. E in questo senso, la trama è quasi la cosa meno importante, uno scheletro con la minima consistenza desiderata: Barney Ross sta per perdere uno dei suoi uomini in una missione dove scopre che il suo eterno nemico Stonebanks, con il quale aveva fondato il gruppo “The Expendables”, è vivo e più cattivo che mai; vede che lui stesso e i suoi ragazzi sono troppo anziani e per dare la caccia a Stonebanks recluta una squadra di giovani, meno rozzi rispetto ai loro predecessori, con qualche conoscenza di computer; naturalmente alla fine dovrà fare ricorso ai vecchi colleghi.

Il film è divertente e fanno una buona figura alcuni dei nuovi arrivi, in particolare Harrison Ford, Mel Gibson, Wesley Snipes e Antonio Banderas, che hanno avuto spazio per alcune improvvisazioni un po’ pazzesche. L'idea di Levriero “Banderas” che non smette mai di parlare, nonostante alcuni istrionismi, dà origine ad alcuni dei momenti più divertenti, dove la complicità con lo spettatore permette agli attori sane risate su se stessi. “Ci siamo divertiti”, dice Stallone a Harrison Ford a un certo punto, frase che ha un doppio significato sullo spirito di questi film. (DECINE21)


Pubblico: Giovani. Contenuti: Azione 4 | Amore 1 | Lacrime 1 | Risate 1 | Sesso 0 | Violenza 1  (da 0-4) (DECINE21)

Lucy

20/9/2014. Regista: Luc Besson. Sceneggiatura: Luc Besson. Interpreti: Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Analeigh Tipton, Choi Min-sik, Lee Mason. 89 min. USA, Francia. Nelle sale dal 25 settembre. Giovani. (VX)
Scarlett Johansson interpreta Lucy, una studentessa americana a Taiwan, che il suo fidanzato del momento, un vanesio impresentabile, la costringe ad andare in un albergo per consegnare una valigetta a un certo signor Jang. Lucy si rende conto che l'operazione è pericolosa, ma non ha altra scelta che fare quanto richiesto e arriva il disastro: viene sequestrata dai narcotrafficanti e accidentalmente assume parte di una nuova droga.

Nel frattempo a Parigi, il professor Samuel Norman (Morgan Freeman) tiene una conferenza sull'evoluzione del cervello. Egli sostiene che usiamo solo il 10% della nostra capacità cerebrale e suggerisce che cosa potrebbe accadere se arrivassimo a usare il 20% o di più. Lucy scopre che la droga che ha ingerito apre la sua capacità mentale in un modo prodigioso e cerca di incontrare il professor Norman, mentre è inseguita dai narcotrafficanti.

Lucy non è il miglior film di Luc Besson, ma porta il suo timbro inconfondibile, è efficace e divertente; l'azione avanza inesorabilmente in linea retta con momenti molto riusciti, in particolare la sequenza del albergo in cui il grande attore coreano Choi Min-sik, senza dire una parola, impressiona con la sua sola presenza.

Purtroppo, la sceneggiatura che Besson ha scritto è un cocktail in cui si combinano elementi di Stanley Kubrick di 2001, molti altri di film precedenti dello stesso regista, e infinite confuse storie orientali come Akira, cosicché l'avventura di Lucy e il suo prodigioso cervello diventa in certi momenti delirante.

Scarlett Johansson, protagonista assoluta del film, svolge un buon lavoro; Morgan Freeman bene, secondo la norma, e Choi Min-sik -protagonista del tremendo film Old Boy-, eccellente. Fernando Gil-Delgado. ACEPRENSA.


Pubblico: Giovani. Contenuti: V, X (ACEPRENSA)