Bling ring

Regia e Sceneggiatura: Sofia Coppola. Interpreti: Emma Watson, Kirsten Dunst, Leslie Mann. 90 min. USA. 2013. Giovani. (S)
Tra ottobre 2008 e agosto 2009 un gruppo di giovani ossessionati dalla fama rubarono oggetti di lusso nelle case delle celebrità intorno a Los Angeles. Sofia Coppola si è ispirata in questo fatto per girare un film che rivisita alcuni dei temi ricorrenti nel suo cinema: la giovinezza, l'ossessione per la bellezza e l'immagine, l’insoddisfazione vitale e la noia esistenziale di tante persone. Il film spreca una trama interessante e un buon cast di attori emergenti (dove spicca Emma Watson), optando per una narrazione molto ripetitiva e priva dell’ironia che sarebbe stata indispensabile per una storia come questa. Ana Sánchez de la Nieta. ACEPRENSA.


Pubblico: Giovani. Contenuti: S (Aceprensa)

Rush

28/9/2013. Regista: Ron Howard. Sceneggiatura: Peter Morgan. Interpreti: Daniel Brühl, Chris Hemsworth, Olivia Wilde, Natalie Dormer, Alexandre Maria Lara. 123 min. USA. 2013. Giovani-adulti (V, X, D)
Rush racconta la rivalità dentro e fuori circuiti di Formula Uno tra due piloti leggendari, il britannico James Hunt e l’austriaco Niki Lauda. L’intelligente sceneggiatura di Peter Morgan, un esperto di storie vere, di personaggi politici  -Elisabetta II in The Queen, Idi Amin e il suo medico in L'ultimo re di Scozia, e il presidente Nixon in Frost-Nixon - o sportivi  –l’allenatore di calcio Brian Clough in The Damned United-, esplora con successo, seguendone le carriere, l’idea di come i due concorrenti, che all'inizio delle loro carriere si comportano come scolaretti viziati, imparano a rispettarsi.

L'esistenza del magnifico documentario su Senna ha probabilmente avuto molto che vedere con il fatto che Ron Howard si sia lanciato a ricreare, con grande realismo, alcune gare che negli anni settanta avevano un alto tasso di mortalità per incidenti terribili. Le scene adrenaliniche in pista, con superbi primi piani, e il buon sonoro dove s’integra perfettamente la partitura di Hans Zimmer, catturano lo spettatore.

D'altra parte, i due attori principali riescono a catturare i loro caratteri. Chris Hemsworth s’immerge nell'immagine di noto playboy di Hunt -ma sono di troppo alcune immagini dei suoi flirt-, mentre Daniel Brühl è semplicemente sensazionale, compreso il suo accento, come pilota cerebrale e metodico. In entrambi si affacciano in modo plausibile  i sentimenti che nascondevano e che li umanizzano. José María ARESTE. ACEPRENSA.


Pubblico: Giovani-adulti. Contenuti: V, X, D (Aceprensa)

The grandmaster

28/9/2013. Regista: Wong Kar Wai. Sceneggiatura: Wong Kar Wai, Zou Jingzhi, Xu Haofeng. Interpreti: Tony Leung, Zhang Ziyi, Chang Chen, Yuen Woo-Pin. 123 min. Hong Kong, China. 2013. Giovani-adulti.

Venti anni di storia cinese, a partire dall’invasione giapponese del 1936, fanno da sfondo alla vicenda del leggendario maestro di arti marziali Ip Man, un uomo fermamente retto che visse le diverse stagioni della sua vita vedendo mutare attorno a sé lo spirito con cui il suo paese cambiò il rapporto con le proprie tradizioni.

Dal maestro del melò cinese (In the mood for love) Wong Kar Wai, un film che celebra una tradizione composita, quella del kung fu nelle sue diverse declinazioni, e di una delle sue figure leggendarie, quel Ip Man divenuto in Estremo Oriente un elemento stabile della cultura popolare (oggetto di due film e di una serie televisiva), anche per essere stato il mentore dell’altrettanto leggendario Bruce Lee.

Anni di lavoro, tra ricerca delle fonti e addestramento degli attori, per un kolossal delle emozioni in cui la cifra più importante è quella dei rapporti tra i personaggi. La trama è complessa, alterna vicende private e avvenimenti epocali, in un avanti e indietro della linea temporale che potrà depistare lo spettatore, senza però irritarlo (come capita a volte guardando alcuni vuoti esercizi di stile di altri cineasti). Un movimento “avanti e indietro” che è fondamentale sia per il discorso, centrale all’interno della narrazione, dell’importanza del passato, delle tradizioni e della vita che, nonostante tutto, procede andando ad abbracciare il destino. Sia per una tecnica marziale che, tramandata di padre in figlio, sarà altrettanto cruciale per un importante combattimento in cui viene ristabilito l’onore di una famiglia senza venir meno a una solenne promessa difficilissima da mantenere.
Amore, onore, tradizione. Essere, conoscere, agire. Il film gioca su queste triadi consegnandoci figure – sfaccettate in maniera raffinata, diversa da come avverrebbe in un film americano o europeo – che sembrano portare su di sé, e dentro il cuore, il peso di passioni struggenti perché inespresse e la visione di un mondo che sta cambiando in cui anche la Storia, quella con la S maiuscola, ha un ruolo marginale, in appoggio al singolo uomo perso nel suo vortice maestoso.

Un film non per tutti i gusti, forse, che senz’altro richiede uno sforzo allo spettatore per decifrare alcuni passaggi un po’ faticosi del plot e per orientarsi in una struttura temporale non lineare (che richiama, con citazioni esplicite anche della colonna sonora, l’epico C’era una volta in America di Sergio Leone). Per chi non ha dimestichezza con questo genere di film e avrà la curiosità di accostarvisi, però, una bella sorpresa: scoprirà la maestria di un autore capace di far funzionare all’unisono ogni aspetto della macchina cinematografica (soprattutto recitazione, direzione della fotografia e colonna sonora) per avvolgere lo spettatore in una calda atmosfera vellutata. In secondo luogo, scoprirà una zona della cinematografia mondiale in cui sopravvive ancora il senso del “classico”, con un corredo di valori imperituri e trasversali a ogni cultura, celebrati come in un vecchio western (rispetto delle tradizioni, senso dell’onore e della lealtà, possibilità di correggersi ma rifiuto categorico del male, legame tra generazioni), con la chicca di uno Stabat Mater in colonna sonora (non sappiamo in realtà quanto consapevole e meditata), nell’interpretazione del compositore italiano Stefano Lentini. Raffaele Chiarulli. Per gentile concessione di FAMILYCINEMATV.

Valori e Disvalori: Rispetto delle tradizioni, senso dell’onore e della lealtà, legame tra generazioni, possibilità di correggersi ma rifiuto categorico del male.

Pubblico: Adolescenti. Presenza di scene spaventose, uso di oppio, combattimenti violenti.


Giudizio Tecnico: Un film non facile, ma Wong Kar Wai conferma la sua maestria nel far funzionare all’unisono ogni aspetto della macchina cinematografica, soprattutto recitazione, direzione della fotografia e colonna sonora.

I puffi 2

28/9/2013. Regista: Raja Gosnell. Sceneggiatura: Karey Kirkpatrick, David Ronn, Jay Scherick, J. David Stem, David N. Weiss. Interpreti: Neil Patrick Harris, Brendan Gleeson, Jayma Mays, Hank Azaria, Jacob Tremblay. 105 min. USA. 2013. Tutti.

La notte prima del suo compleanno, Puffetta si sente insicura, ha degli incubi che li ricordano che lei non è nata nel villaggio idilliaco del mondo dei Puffi, ma che suo padre è il malvagio mago Gargamella. Grande Puffo, tuttavia, le ricorda che “ciò che conta non è da dove veniamo, ma quello che vogliamo essere”. Puffetta aspetta impaziente i festeggiamenti della giornata, ma per una confusione crederà che il suo compleanno è stato dimenticato. Questa situazione coincide con le cattive intenzioni di Gargamella, che, lì nel mondo reale, ha in programma di aprire un portale interspaziale per rapire Puffetta. Il suo intento è quello di ottenere la formula per fare l’essenza di blu e poter  creare i propri Puffi.

Simpatico film per bambini che recupera con successo i buffi pupazzi blu creati dallo scrittore di fumetti belga Peyo (1928-1992), che ha portato a una serie TV molto famosa, I puffi. La trama di questa nuova avventura si concentra sulla necessità di sentirsi amati, di essere parte di una famiglia che ci ama incondizionatamente. E gli sceneggiatori sostengono tale messaggio con la sottotrama della famiglia di adulti di Patrick Winslow (Neil Patrick Harris), che si vede in una situazione difficile quando appare il padre Victor, interpretato da un geniale Brendan Gleeson. Ma al di là di quella chiara idea della sceneggiatura, il film è un non-stop di dialoghi umoristici, trasformazioni umano-animalesche alla Harry Potter, e di azione, un sacco di azione. I più piccoli se la passeranno alla grande, senza dubbio.

D'altra parte, è sorprendente la miscela tra il cartone e l'immagine reale. La perfezione è assoluta, quindi a volte è difficile dire che cosa è reale e cosa non lo è. Il regista Raja Gosnell, che ha ripetuto dopo la prima parte, I Puffi, colloca la maggior parte della storia a Parigi, e la verità è che trae molto vantaggio dalle strade e i famosi monumenti della capitale francese. DECINE21.


Pubblico: Tutti (DeCine21)

Elysium

28/9/2013. Regista: Neill Blomkamp. Sceneggiatura: Neill Blomkamp. Interpreti: Matt Damon, Jodie Foster, Sharlto Copley, Alice Braga, Diego Luna. 109 min. USA. 2013. Giovani. (V)

District 9 (30 milioni di dollari di budget, 210 milioni d’incassi), dramma futuristico scritto e diretto dal sudafricano Neill Blomkamp, fu una celebrata opera prima, dove c’era forza e capacità di suggestione. Elysium è un film meritevole, ma chiaramente inferiore. Certo, l'approccio è potente: nel 2154, gli abitanti della Terra vivono in uno stato di semi schiavitù nelle grandi città in rovina. Un’élite dispotica li sfrutta per mantenere Elysium, una immensa stazione spaziale abitata da pochi eletti che godono di una vita piena di comfort.

Il problema di Elysium è che il nodo e il risultato non sono all’altezza dell’inizio. Blomkamp si libera come può dalle trappole che lui stesso si è teso in una sceneggiatura scompensata, che riprende temi già presenti nel suo primo lungometraggio: il razzismo, la discriminazione, la falsa democrazia, i pericoli della tecnologia senza un riferimento etico.

I personaggi non riescono, e non è un problema di casting (Damon, Foster e compagnia bella sono molto bravi), ma di scrittura. La prevedibilità della pellicola dopo l'inizio è troppo elevata, vi è uno schematismo irritante, che è al servizio di una trama molto convenzionale del tipo topo-gatto. Manca carisma ed emozione, abbonda un riempimento transitorio anche se il disegno di produzione è buono e gli effetti digitali anche.

Blomkamp ha attirato l’attenzione con 30 milioni in Sud Africa. I 100 milioni di budget e il trasferimento a Hollywood non gli hanno portato fortuna. Alberto FIJO. ACEPRENSA.


Pubblico: Giovani. Contenuti: V (ACEPRENSA)

Come ti spaccio la famiglia

28/9/2013. Regista: Rawson Marshall Thurber. Sceneggiatura: Dan Fybel, Rich Rinaldi. Interpreti: Jennifer Aniston, Jason Sudeikis, Emma Roberts, Molly C. Quinn, Ed Helms, Thomas Lennon. 98 min. USA. 2013. Giovani.

David Burke (Sudeikis) è un pusher di mezza tacca che, per saldare un debito con un signore della droga, accetta di trasportare una grande partita di droga dal Messico. Come copertura ingaggia una spogliarellista (Aniston) , una punk di strada (Emma Roberts) e il suo giovane amico Kenny (Will Poulter), disposti a fingersi come la moglie e i due figli, con la speranza di sembrare una famiglia normale.

Questo tipo di prodotti di scarse ambizioni possono avere un pass se almeno lo sviluppo della storia funziona, e ha un paio di gag ispirate. Ma non è neanche lontanamente il caso di Come ti spaccio la famiglia, girato senza convinzione da Rawson Marshall Thurber, autore di Palle al balzo -Dodgeball, altro prodotto dello stesso tipo che almeno aveva più grazia. Lo script degli specialisti in facili risate Bob Fisher e Steve Gaber (Wedding Crashers) e Sean Anders e John Morris (Un tuffo nel passato) accusa una totale mancanza di ispirazione quando si pianifica una sequenza che funziona umoristicamente. Semplicemente utilizzando il sale grosso in cerca di facili risate con “perle” come il morso della tarantola che uno dei personaggi subisce in un posto inappropriato, o il tempo in cui il prolifico secondario Luis Guzman interpreta un poliziotto corrotto messicano che chiede una prestazione  in cambio di far finta di non vedere.

Si sente che i protagonisti hanno scelto questo progetto per lavorare poco. Sudeikis carica il personaggio come sempre, Aniston risolve  con il suo solito fascino, ma senza una sola sequenza dove si sia dovuto sforzare, e Emma Roberts è più o meno convincente, nonostante la scarsa entità del suo personaggio. Il film gioca a dare la tipica visione cinica della famiglia in modo che lungo il film i personaggi vanno rendendosi conto della necessità di avere qualcuno accanto. Ma tutto sembra falso e come visto troppe volte. Il meglio di  Come ti spaccio la famiglia è uno dei ridicoli outtakes inseriti nei crediti, dove viene ricordato a Jennifer Aniston il suo passato in Friends. DECINE21


Pubblico: Giovani. Contenuti: Azione 1 | Amore 1 | Lacrime 0 | Risate 2 | Sesso 1 | Violenza 0 (Decine21)

The Lone Ranger

29/7/2013. Regista: Gore Verbinski. Sceneggiatura: Ted Elliott, Terry Rossio, Justin Haythe. Interpreti: Johnny Depp, Armie Hammer, Helena Bonham Carter, William Fichtner, Tom Wilkinson, Barry Pepper, Ruth Wilson, James Badge Dale, James Frain, Landall Goolsby, W. Earl Brown, Principe Bryant, Mason Cook Elston. 149 min. USA. 2013.



1869. Il giovane procuratore John Reid arriva ad una città nelTexas, luogo inospitale, sotto la costante minaccia degli indiani -ora in pace instabile con l'uomo bianco-, e in forte espansione grazie alla costruzione della ferrovia del potente Mr. Cole. Sullo stesso treno viaggiano l'assassino arrestato Butch Cavendish e il comanche Tonto, che devono essere giudicati. Ma prima, Cavendish scapperà, mentre Reid e Tonto formeranno per caso un tandem miracolosamente in salvo dopo l'incidente ferroviario. Una volta in paese Reid contatterà il fratello Dan, uomo d'azione che lavora come ranger nonostante che la giovane moglie Rebecca sia contraria.  John partirà con il fratello in cerca dell'assassino fuggito e la sua banda, ma cadranno in un sanguinoso agguato ...

Dopo pochi minuti di film, e senza vedere i titoli di coda, ogni spettatore sarà in grado di intuire che dietro questa super produzione ci sono gli stessi creatori della serie iniziata da Pirati dei Caraibi: La maledizione della perla nera, a partire dal produttore Jerry Bruckheimer, pasando dal direttore Gore Verbinski e continuando con il team di scrittura formato da Ted Elliott e Terry Rossio, ai quali si unisce Justin Haythe (Revolutionary Road). In realtà, The Lone Ranger segue lo  stesso schema della trilogia sparrowiana, ed è come se Verbinski avesse cambiato soltanto le acque del mare con le sabbie del West. Come tipi umani ci sono l'uomo bianco, giustiziere a malincuore, e il selvaggio comanche, uniti solo dal loro obiettivo comune; la diversificazione dei nemici; la damigella in pericolo tra le due parti; e, naturalmente, il bottino (solo qui l'oro viene scambiato con l'argento).

Indipendentemente da ogni precedente lavoro sui personaggi creati per la radio nel 1933 da George W. Trendle e successivamente sviluppati per la televisione da Fran Striker, qui gli scrittori riescono a produrre una sceneggiatura sull'inizio della partnership tra il vendicatore mascherato e il comanche Tonto, una storia efficace, anche se forse un po' contorta se si considera che in definitiva, l'argomento è semplice. A metà del film vi è chiaramente un calo di ritmo, come previsto data la sua lunga durata e le forti dosi di azione dell'inizio del film, e la sequenza finale assolutamente folle, dove assistiamo ad un'opera di effetti speciali, ritmi frenetici, sparatorie e velocità senza alcuna tregua.

Non c'è dubbio che si tratta di un veicolo perfetto per l'intrattenimento, sapientemente progettato per il box office. Comunque,i difetti si notano. Sia il prologo e l'epilogo sono superflui, e si vede troppo il loro senso artificioso: servire come esca per il pubblico giovane. Ma soprattutto, non funzionano bene e cominciano a stancare gli enormi contrasti così tipici nei film della squadra Bruckheimer: in primo luogo, il continuo oscillare tra umorismo infantile, scemo (stile Sparrow), e la serietà con alcune scene violente che attirano l'attenzione; d'altra parte, c'è realismo quando è richiesto e poi fantasie fiabesche poco digeribili; e, infine, gli effetti speciali sono troppo anacronistici in un ambiente così classico come il Far West, come si è comprovato nel prodotto fallito tipo Wild Wild West. In questo senso, è chiaro che Verbinski rende un tempestivo omaggio a John Ford, con quei preziosissimi scatti della Monument Valley o il gruppo religioso che canta sul treno la leggendaria "Shall We Gather At The River", e per poi dimenticare tutto questo "mood" classicista. Sono rimembranze del "Far West", che finiscono presto per far posto a approcci più moderni, indipendentemente dal territorio.

Per quanto riguarda gli attori, contro ogni previsione il migliore è probabilmente William Fichtner (Black Hawk Down), che interpreta un assassino psicotico con un volto poco riconoscibile. Johnny Depp torna a Jack Sparrow, solo che questa volta invece di pirata è indiano, e suscita seri dubbi sul fatto che possa fare qualcosa di diverso. Nel frattempo, Armie Hammer (The Social Network) è corretto, simpatico, anche se gli manca un po' di empatia con la storia, il suo carattere, con il tono ... La ragazza, una bella e poco conosciuta Ruth Wilson (Luther) è sotto utilizzata. E manca anche una colonna sonora a livello, anche se si ricuperano alcuni ritmi classici del west che si adattano molto bene. DECINE21.


Pubblico: Giovani. Contenuti: V (DeCine21)