I puffi 2

28/9/2013. Regista: Raja Gosnell. Sceneggiatura: Karey Kirkpatrick, David Ronn, Jay Scherick, J. David Stem, David N. Weiss. Interpreti: Neil Patrick Harris, Brendan Gleeson, Jayma Mays, Hank Azaria, Jacob Tremblay. 105 min. USA. 2013. Tutti.

La notte prima del suo compleanno, Puffetta si sente insicura, ha degli incubi che li ricordano che lei non è nata nel villaggio idilliaco del mondo dei Puffi, ma che suo padre è il malvagio mago Gargamella. Grande Puffo, tuttavia, le ricorda che “ciò che conta non è da dove veniamo, ma quello che vogliamo essere”. Puffetta aspetta impaziente i festeggiamenti della giornata, ma per una confusione crederà che il suo compleanno è stato dimenticato. Questa situazione coincide con le cattive intenzioni di Gargamella, che, lì nel mondo reale, ha in programma di aprire un portale interspaziale per rapire Puffetta. Il suo intento è quello di ottenere la formula per fare l’essenza di blu e poter  creare i propri Puffi.

Simpatico film per bambini che recupera con successo i buffi pupazzi blu creati dallo scrittore di fumetti belga Peyo (1928-1992), che ha portato a una serie TV molto famosa, I puffi. La trama di questa nuova avventura si concentra sulla necessità di sentirsi amati, di essere parte di una famiglia che ci ama incondizionatamente. E gli sceneggiatori sostengono tale messaggio con la sottotrama della famiglia di adulti di Patrick Winslow (Neil Patrick Harris), che si vede in una situazione difficile quando appare il padre Victor, interpretato da un geniale Brendan Gleeson. Ma al di là di quella chiara idea della sceneggiatura, il film è un non-stop di dialoghi umoristici, trasformazioni umano-animalesche alla Harry Potter, e di azione, un sacco di azione. I più piccoli se la passeranno alla grande, senza dubbio.

D'altra parte, è sorprendente la miscela tra il cartone e l'immagine reale. La perfezione è assoluta, quindi a volte è difficile dire che cosa è reale e cosa non lo è. Il regista Raja Gosnell, che ha ripetuto dopo la prima parte, I Puffi, colloca la maggior parte della storia a Parigi, e la verità è che trae molto vantaggio dalle strade e i famosi monumenti della capitale francese. DECINE21.


Pubblico: Tutti (DeCine21)

Elysium

28/9/2013. Regista: Neill Blomkamp. Sceneggiatura: Neill Blomkamp. Interpreti: Matt Damon, Jodie Foster, Sharlto Copley, Alice Braga, Diego Luna. 109 min. USA. 2013. Giovani. (V)

District 9 (30 milioni di dollari di budget, 210 milioni d’incassi), dramma futuristico scritto e diretto dal sudafricano Neill Blomkamp, fu una celebrata opera prima, dove c’era forza e capacità di suggestione. Elysium è un film meritevole, ma chiaramente inferiore. Certo, l'approccio è potente: nel 2154, gli abitanti della Terra vivono in uno stato di semi schiavitù nelle grandi città in rovina. Un’élite dispotica li sfrutta per mantenere Elysium, una immensa stazione spaziale abitata da pochi eletti che godono di una vita piena di comfort.

Il problema di Elysium è che il nodo e il risultato non sono all’altezza dell’inizio. Blomkamp si libera come può dalle trappole che lui stesso si è teso in una sceneggiatura scompensata, che riprende temi già presenti nel suo primo lungometraggio: il razzismo, la discriminazione, la falsa democrazia, i pericoli della tecnologia senza un riferimento etico.

I personaggi non riescono, e non è un problema di casting (Damon, Foster e compagnia bella sono molto bravi), ma di scrittura. La prevedibilità della pellicola dopo l'inizio è troppo elevata, vi è uno schematismo irritante, che è al servizio di una trama molto convenzionale del tipo topo-gatto. Manca carisma ed emozione, abbonda un riempimento transitorio anche se il disegno di produzione è buono e gli effetti digitali anche.

Blomkamp ha attirato l’attenzione con 30 milioni in Sud Africa. I 100 milioni di budget e il trasferimento a Hollywood non gli hanno portato fortuna. Alberto FIJO. ACEPRENSA.


Pubblico: Giovani. Contenuti: V (ACEPRENSA)

Come ti spaccio la famiglia

28/9/2013. Regista: Rawson Marshall Thurber. Sceneggiatura: Dan Fybel, Rich Rinaldi. Interpreti: Jennifer Aniston, Jason Sudeikis, Emma Roberts, Molly C. Quinn, Ed Helms, Thomas Lennon. 98 min. USA. 2013. Giovani.

David Burke (Sudeikis) è un pusher di mezza tacca che, per saldare un debito con un signore della droga, accetta di trasportare una grande partita di droga dal Messico. Come copertura ingaggia una spogliarellista (Aniston) , una punk di strada (Emma Roberts) e il suo giovane amico Kenny (Will Poulter), disposti a fingersi come la moglie e i due figli, con la speranza di sembrare una famiglia normale.

Questo tipo di prodotti di scarse ambizioni possono avere un pass se almeno lo sviluppo della storia funziona, e ha un paio di gag ispirate. Ma non è neanche lontanamente il caso di Come ti spaccio la famiglia, girato senza convinzione da Rawson Marshall Thurber, autore di Palle al balzo -Dodgeball, altro prodotto dello stesso tipo che almeno aveva più grazia. Lo script degli specialisti in facili risate Bob Fisher e Steve Gaber (Wedding Crashers) e Sean Anders e John Morris (Un tuffo nel passato) accusa una totale mancanza di ispirazione quando si pianifica una sequenza che funziona umoristicamente. Semplicemente utilizzando il sale grosso in cerca di facili risate con “perle” come il morso della tarantola che uno dei personaggi subisce in un posto inappropriato, o il tempo in cui il prolifico secondario Luis Guzman interpreta un poliziotto corrotto messicano che chiede una prestazione  in cambio di far finta di non vedere.

Si sente che i protagonisti hanno scelto questo progetto per lavorare poco. Sudeikis carica il personaggio come sempre, Aniston risolve  con il suo solito fascino, ma senza una sola sequenza dove si sia dovuto sforzare, e Emma Roberts è più o meno convincente, nonostante la scarsa entità del suo personaggio. Il film gioca a dare la tipica visione cinica della famiglia in modo che lungo il film i personaggi vanno rendendosi conto della necessità di avere qualcuno accanto. Ma tutto sembra falso e come visto troppe volte. Il meglio di  Come ti spaccio la famiglia è uno dei ridicoli outtakes inseriti nei crediti, dove viene ricordato a Jennifer Aniston il suo passato in Friends. DECINE21


Pubblico: Giovani. Contenuti: Azione 1 | Amore 1 | Lacrime 0 | Risate 2 | Sesso 1 | Violenza 0 (Decine21)

The Lone Ranger

29/7/2013. Regista: Gore Verbinski. Sceneggiatura: Ted Elliott, Terry Rossio, Justin Haythe. Interpreti: Johnny Depp, Armie Hammer, Helena Bonham Carter, William Fichtner, Tom Wilkinson, Barry Pepper, Ruth Wilson, James Badge Dale, James Frain, Landall Goolsby, W. Earl Brown, Principe Bryant, Mason Cook Elston. 149 min. USA. 2013.



1869. Il giovane procuratore John Reid arriva ad una città nelTexas, luogo inospitale, sotto la costante minaccia degli indiani -ora in pace instabile con l'uomo bianco-, e in forte espansione grazie alla costruzione della ferrovia del potente Mr. Cole. Sullo stesso treno viaggiano l'assassino arrestato Butch Cavendish e il comanche Tonto, che devono essere giudicati. Ma prima, Cavendish scapperà, mentre Reid e Tonto formeranno per caso un tandem miracolosamente in salvo dopo l'incidente ferroviario. Una volta in paese Reid contatterà il fratello Dan, uomo d'azione che lavora come ranger nonostante che la giovane moglie Rebecca sia contraria.  John partirà con il fratello in cerca dell'assassino fuggito e la sua banda, ma cadranno in un sanguinoso agguato ...

Dopo pochi minuti di film, e senza vedere i titoli di coda, ogni spettatore sarà in grado di intuire che dietro questa super produzione ci sono gli stessi creatori della serie iniziata da Pirati dei Caraibi: La maledizione della perla nera, a partire dal produttore Jerry Bruckheimer, pasando dal direttore Gore Verbinski e continuando con il team di scrittura formato da Ted Elliott e Terry Rossio, ai quali si unisce Justin Haythe (Revolutionary Road). In realtà, The Lone Ranger segue lo  stesso schema della trilogia sparrowiana, ed è come se Verbinski avesse cambiato soltanto le acque del mare con le sabbie del West. Come tipi umani ci sono l'uomo bianco, giustiziere a malincuore, e il selvaggio comanche, uniti solo dal loro obiettivo comune; la diversificazione dei nemici; la damigella in pericolo tra le due parti; e, naturalmente, il bottino (solo qui l'oro viene scambiato con l'argento).

Indipendentemente da ogni precedente lavoro sui personaggi creati per la radio nel 1933 da George W. Trendle e successivamente sviluppati per la televisione da Fran Striker, qui gli scrittori riescono a produrre una sceneggiatura sull'inizio della partnership tra il vendicatore mascherato e il comanche Tonto, una storia efficace, anche se forse un po' contorta se si considera che in definitiva, l'argomento è semplice. A metà del film vi è chiaramente un calo di ritmo, come previsto data la sua lunga durata e le forti dosi di azione dell'inizio del film, e la sequenza finale assolutamente folle, dove assistiamo ad un'opera di effetti speciali, ritmi frenetici, sparatorie e velocità senza alcuna tregua.

Non c'è dubbio che si tratta di un veicolo perfetto per l'intrattenimento, sapientemente progettato per il box office. Comunque,i difetti si notano. Sia il prologo e l'epilogo sono superflui, e si vede troppo il loro senso artificioso: servire come esca per il pubblico giovane. Ma soprattutto, non funzionano bene e cominciano a stancare gli enormi contrasti così tipici nei film della squadra Bruckheimer: in primo luogo, il continuo oscillare tra umorismo infantile, scemo (stile Sparrow), e la serietà con alcune scene violente che attirano l'attenzione; d'altra parte, c'è realismo quando è richiesto e poi fantasie fiabesche poco digeribili; e, infine, gli effetti speciali sono troppo anacronistici in un ambiente così classico come il Far West, come si è comprovato nel prodotto fallito tipo Wild Wild West. In questo senso, è chiaro che Verbinski rende un tempestivo omaggio a John Ford, con quei preziosissimi scatti della Monument Valley o il gruppo religioso che canta sul treno la leggendaria "Shall We Gather At The River", e per poi dimenticare tutto questo "mood" classicista. Sono rimembranze del "Far West", che finiscono presto per far posto a approcci più moderni, indipendentemente dal territorio.

Per quanto riguarda gli attori, contro ogni previsione il migliore è probabilmente William Fichtner (Black Hawk Down), che interpreta un assassino psicotico con un volto poco riconoscibile. Johnny Depp torna a Jack Sparrow, solo che questa volta invece di pirata è indiano, e suscita seri dubbi sul fatto che possa fare qualcosa di diverso. Nel frattempo, Armie Hammer (The Social Network) è corretto, simpatico, anche se gli manca un po' di empatia con la storia, il suo carattere, con il tono ... La ragazza, una bella e poco conosciuta Ruth Wilson (Luther) è sotto utilizzata. E manca anche una colonna sonora a livello, anche se si ricuperano alcuni ritmi classici del west che si adattano molto bene. DECINE21.


Pubblico: Giovani. Contenuti: V (DeCine21)

Now You See Me. I maghi del crimini

29/7/2013. Regista: Louis Leterrier. Sceneggiatura: Edward Ricourt, Boaz Yakin, Ed Solomon. Interpreti: Jesse Eisenberg, Mark Ruffalo, Michael Caine, Morgan Freeman, Isla Fisher, Woody Harrelson. 144 min. Francia, USA. 2013. Giovani. (V, D)


Quattro maghi di strada, ma di grande talento, guidati da una mano misteriosa, formano una squadra formidabile, chiamata The Four Horsemen, la cui missione è ... un mistero. Un anno dopo li vediamo al MGM Grand di Las Vegas,  e mentre rapinano una banca a Parigi davanti il loro pubblico, senza lasciare il palco. Naturalmente la polizia -FBI e Interpol- interviene e assume come consulente Thaddeus Bradley, un mago dedicato a svelare i trucchi dei suoi colleghi in un canale televisivo.

Now You See Me è un thriller divertente e abbastanza innocente che avrebbe potuto essere un grande film se si fossero  curati alcuni dettagli. Se i tre scrittori si fossero preoccupati della storia, oltre lo spettacolo, sarebbe migliorato l'insieme. Ma si concentrano tanto sulla messa in scena, sui grandi spettacoli montati dal quartetto, e più tardi sullo "sventramento", che non c'è posto per le personalità dei maghi, del loro nemico o del misterioso disegno. E il risultato è che l'eccellente cast di attori è francamente sprecato.

Inoltre, Louis Leterrier, forse per alleviare il copione sbiadito, si dedica a spostare la cinepresa, senza che tutto questo  movimento aggiunga nulla. Infine, mentre uno dei maghi conclude che "alcune cose è meglio non spiegarle", il film si propone di spiegare tutto, anche l'inspiegabile, anche la "magia". Fernando Gil-Delgado. ACEPRENSA


Pubblico: Giovani. V, D (ACEPRENSA)

Uomini di parola

29/7/2013. Regista: Fisher Stevens. Sceneggiatura: Noah Haidle. Interpreti: Al Pacino, Christopher Walken, Alan Arkin, Julianna Margulies, Addison Timlin, Mark Margolis, Lucy Punch, Vanessa Ferlito.  95 min. USA. 2012. Adulti (VX+D+)

Val è appena uscito di prigione dopo 28 anni. Lo attende il suo amico Doc, che ha ricevuto lo sgradevole incarico di ucciderlo da un boss che vuole vendicarsi, perché incolpa Val della morte di suo figlio. Ma la notte è lunga, Doc non ha così chiaro cosa deve fare, e per il momento s'impone recuperare i vecchi tempi di baldoria e far partecipare alla "festa" Hirsch, un collega con cui condivide gli acciacchi della vecchiaia.

Riunire tre grandi e veterani attori con premi Oscar come Al Pacino, Christopher Walken e Alan Arkin non necessariamente fa un buon film. Uomini di parola avrebbe potuto essere un film di gangster divertente con surreali punti di commedia nera alla Quentin Tarantino, rivendicando l'amicizia e la vecchiaia. Ma voler fare una cosa non vuol dire essere capaci, e quello che viene fuori è un film fastidioso e ripetitivo in cui le ricorrenti battute sul viagra e il sesso con prostitute alla fine stanca.

È sempre possibile evidenziare qualche successo parziale, certe cose indovinate come la gradevole cameriera che serve Doc ogni giorno, o la scena del confessionale, ma predominano i luoghi comuni, come la vendetta della donna nuda. Alla fine si vede troppo l'inesperienza del regista Fisher Stevens e sceneggiatore Noah Haidle, a qui manca maturità. DECINE21.


Pubblico: Adulti. Contenuti V, X+, D+ (DeCine21)

Bianca come il latte, rossa come il sangue

29/7/2013. Regista: Giacomo Campiotti. Sceneggiatura: Fabio Bonifacci, Alessandro D'Avenia. Interpreti: Filippo Scicchitano, Aurora Ruffino, Luca Argentero, Romolo Guerreri, Gaia Weiss. 102 min. Italia. 2013. Giovani.


Leo (Filippo Scicchitano) ha sedici anni, poca voglia di studiare e tanta di dichiararsi a Beatrice (Gaia Weiss), la ragazza dai capelli rossi che frequenta il suo liceo. Perdutamente innamorato, prova in tutti i modi ad avvicinarla ma ogni volta non sembra mai quella buona. Esitante e maldestro, Leo chiede aiuto all'amico Niko e all'amica Silvia (Aurora Ruffino), invaghita di lui dalle medie e da una gita a Venezia. Inciampato dentro a un cinema e a un passo da lei, il ragazzo riesce finalmente a strapparle la promessa di rivedersi presto a scuola ma in aula Beatrice non tornerà più perché la leucemia le ha avvelenato il sangue e compromesso il futuro. Sconvolto ma risoluto, Leo decide di prendersi cura di lei e di accompagnarla nella malattia, allacciando con Beatrice una tenera amicizia che contemplerà il buio e la luce. Tra una partita di calcetto e un brutto voto da riparare, Leo imparerà la vita, la morte e l'amore.

Film positivo sul mondo dei ragazzi; un po' troppo accentuata la dimensione della sofferenza a scapito di quella amorosa. Recitazioni, montaggio, dialoghi e musiche decisamente sopra la media. Francesco Toscano. CINEMACASALBRUCIATO.


Pubblico: Giovani.