La miglior offerta

29/7/2013. Regista: Giuseppe Tornatore. Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore. Interpreti: Geoffrey Rush, Jim Sturgess, Sylvia Hoeks, Donald Sutherland. 124 min. Italia. 2013. Giovani-adulti. (X)

Virgil  Oldman è un borioso esperto d'arte che gestisce una casa d'aste a Roma. Grazie al suo amico Billy, che acquista per lui, ha una collezione segreta di ritratti magistrali di donne, che conserva in una camera privata. La sua egocentrica vita subisce un capitombolo quando entra in contatto con Claire, una donna misteriosa che vuole vendere la collezione d'arte ereditato dai suoi genitori. Chiusa a chiave nella sua villa romana, evita di vederlo, perché soffre di agorafobia.

Ambiziosa produzione scritta e diretta da Giuseppe Tornatore, girata in inglese. Si riconosce il vincitore dell'Oscar con Cinema Paradiso per il romanticismo angosciato, il desiderio di cogliere qualcosa che ci sfugge, e in una grande cornice –bisogna ricordare La leggenda del pianista sull'Oceano-, accentuata dalle opere d'arte e di un automa, più la fusione sonora con la partitura di Ennio Morricone, il suo compositore abituale. Nel cast si distingue Geoffrey Rush. Una gratuita ed esplicita scena di sesso stona in questa opera, così elegante.

Questo è un film di mistero e intrigo che, soprattutto, è una favola: l'uomo che nel suo amore per l'arte crede di aver soddisfatto tutte le sue aspirazioni, tra cui quello di condividere la vita con una donna, come se i suoi quadri avessero sublimato questo bisogno. Ma anche la torre d'avorio inespugnabile dell’egoista ha porte verso altre realtà, come la possibilità di donarsi ad un'altra persona e di essere corrisposto. Tornatore presenta la tensione tra la dolcezza, appena assaporata, e la comodità di una vita fabbricata per anni, con il vantaggio che i dipinti non protestano. Il regista italiano sa intrigare con questa donna il cui aspetto ci viene rubato quasi tutto il tempo, mentre si vede che l’unica cosa che umanizza Virgil è il rapporto con gli altri. José María Aresté. ACEPRENSA


Pubblico: Giovani-adulti. Contenuti: X (ACEPRENSA)

To The Wonder

30/6/2013. Regista: Terrence Malick. Sceneggiatura: Terrence Malick. Interpreti: Ben Affleck, Olga Kurylenko, Rachel McAdams, Javier Bardem.133 min. USA. 2012. Adulti. (X)


Dopo il controverso The Tree of Life, il regista Terrence Malick mantiene una assoluta continuità di fondo e di forma in To the Wonder. Senza raggiungere il livello di quella, questa può essere considerata come la sua continuazione, il suo corollario. La trama si incentra su Neil, un chimico americano che vive una storia d'amore a Parigi con una Marina molto innamorata, divorziata, madre di Tatiana. Marina si decide a trasferirsi negli Stati Uniti con la figlia e a sposare Neil. Ma il suo desiderio di farlo in chiesa è ostacolato dal suo precedente matrimonio. Quando il suo visto scade e torna in Francia, Neil riprende una vecchia relazione con un'altra donna divorziata, Jane, ma non dimentica il suo amore per Marina.

Malick vuole descrivere limpidamente la fragilità dell'amore umano, la sua radicale insufficienza, quando non fa riferimento all’Amore divino. Può suonare antiquato, ma questo è esattamente ciò che propone Malick. Ma non lo fa in chiave moralistica o prescrittiva. Prima di entrare nell’approccio etico, preferisce fermarsi in quello metafisico/teologico: la realtà è positiva, e l'uomo, nonostante sia stato toccato dal male, desidera la pace, la bellezza e l'amore infiniti che possono essere trovate soltanto nella la luce della grazia di Dio. I personaggi, di cui si sente solo la loro anima come voce in off, riconoscono questa precarietà antropologica: "Assetati. Abbiamo sete ".

Il viaggio antropologico è lo stesso di L’albero della vita. Si comincia con la sorpresa della vita, come se fosse una prima risurrezione: "Sono appena nato. Mi hai tirato fuori dalle ombre". Malick scatena tutto il suo mestiere fotografico col grandangolare per regalarci delle immagini struggenti della natura e dell'arte. Questa teologia della creazione di Malick gli attirò accuse di panteismo per suo precedente film, e qui, con l'allusione continua a Cristo, sono smentite. In una seconda fase viene l’oscurità, la debolezza, il peccato. Cambia lo scenario. Le scavatrici, il fango scuro, il mondo della contaminazione di piombo e cadmio, pozzanghere fangose. Tra il cielo luminoso e questa terra putrida c’è Neil, in piedi, cercando di essere uomo.

Ci sono due altri personaggi catalizzatori molto importanti. Il prete (Javier Bardem), che supera la sua aridità nella fede attraverso il cammino della carità, lo scoprire Cristo in ogni volto sfigurato: i poveri, i tossicodipendenti, i carcerati ... È questo personaggio che continuamente proclama che l'amore umano, se è solo sentimento, se non vive dell’amore di Dio, fallisce. Infine vi è una donna vestita di nero che rappresenta la tentazione di Satana nel deserto. Lei tenta Marina: "La vita è solo il sogno. Vattene. Lascia Neil. Sii libera. Fai quello che vuoi ".

L'intero film è riassunto in una preghiera. Le ultime sentenze dei personaggi sono: "Grazie", "Siamo fatti per vederti", "Che le nostre vite solo possano essere riflesso della tua luce". Malick continua a dare le spalle alle regole del gioco commerciale e fa il cinema che vuole fare, senza nulla concedere alla galleria. Questo lo onora. Juan Orellana. ACEPRENSA.


Pubblico: Adulti. Contenuti: X (ACEPRENSA)

World War Z

30/6/2013. Regista: Marc Forster. Sceneggiatura: Matthew Michael Carnahan e J. Michael Straczynski, basato sul romanzo di Max Brooks. Interpreti: Brad Pitt, Mireille Enos, Matthew Fox, Daniella Kertesz, David Morse. USA. 2013. Adulti (V)


World War Z ha suscitato molto scalpore al box office in tutto il mondo ... e si capisce. Questo film di zombie prodotto e interpretato da Brad Pitt ha tutto quello che si può chiedere da un blockbuster estivo rivolto ad un pubblico giovane: adrenalina pura in fase di avvio (se il ritmo del film fosse sempre stato come i primi cinque minuti, più di uno avrebbe avuto un infarto), uno sviluppo man mano più lento –sempre al’interno di un ritmo intenso- e un finale debole, ma che prepara un secondo capitolo. Beh, vista la risposta al botteghino, che ci sarà un'altra puntata sembra sicuro.

Il grande merito del film, oltre giocare con il tema zombie, ideale sullo schermo, sta nello scommettere su una formula classica che è vincente: si alternano azione spettacolare con sviluppo dei personaggi e, se possibile, vi è un eroe. È una regola da manuale, ma molti registi, rapiti dalle possibilità offerte dalla tecnologia di oggi, finiscono per perdersi in mezzo a un'esplosione di effetti speciali.

Marc Forster aggira questo pericolo. Non bisogna dimenticare che è il direttore di Neverland o Vero come la finzione, e che tra i suoi punti di forza è quello di essere un amante della narrazione. Nella World War Z, tra le battaglie, si parla di famiglia, amore per la patria, -sì, il film è un americanata- e generosità, coraggio e sacrificio come virtù eroiche. Se poi queste virtù si incarnano in personaggi fisicamente attraenti, meglio. Come è tradizionale tutto questo, vero? E come è attuale ... così da riempire i cinema, che, per inciso, costano sempre di più. Ana Sánchez de la Nieta. ACEPRENSA.


Pubblico: Adulti. (V) (ACEPRENSA)

L'Uomo di Acciaio

30/6/2013. Regista: Zack Snyder. Sceneggiatura: David S. Goyer. Interpreti: Henry Cavill, Russell Crowe, Amy Adams, Kevin Costner, Michael Shannon. 143 min. USA. 2013. Giovani.



Zack Snyder, regista di 300 e Watchmen, è stato scelto dalla Warner e dal produttore esecutivo Christopher Nolan per dirigere questa nuova versione di Superman. La strategia è molto simile a quello che Nolan e Goyer -il suo sceneggiatore- utilizzarono per Batman Begins, il film che ha segnato la reinvenzione di un eroe che era entrato nel mixer dei film molti anni fa.

Il film, nel suo inizio e in alcuni altri momenti, appare discreto, ma non buono. Ci sono 60 estenuanti minuti di combattimenti e di distruzione, con tonnellate di spazzatura e detriti digitali, molto noiosi. È un film cosi scontato, così elementare, che stordisce. Quando il personaggio non indossa il mantello, il film diviene più interessante. Lo stesso succedeva con Batman, con la differenza che Christian Bale è un portento di attore e Henry Cavill, no. Insomma dà per quello che ha: un fumetto schematico,  viene salvato da un montaggio frammentato e da un impianto tragico dove, sotto l’acciaio e con testi da far arrossire, si affaccia un po’ di umanità, di senso drammatico.

Snyder è ingombrante e ampolloso, i suoi film hanno sempre un tono altezzoso. E questo stanca. Gioca a suo favore la qualità di attori come Crowe, Adams, Costner e Shannon (un cattivo secondo il nuovo manuale di Hollywood per le saghe da fumetti), che sono bravi nei momenti più emozionanti, a dare aria ad una storia che starebbe contenuto comodamente in un tovagliolo di carta.

Il film è il compendio di un modo di fare cinema che, oggi come oggi, è l'unico che sembra in grado di riempire grandi sale di cinema e di sostenere l’impero cinematografico americano. Realizzato con 225 milioni di dollari di budget, l’incasso in Nord America del fine settimana della prima è stato di125 milioni, e non ho dubbi che arriverà a 1.000 milioni. Le major sanno bene che il loro pubblico più fedele, gli adolescenti, non si stanca mai di supereroi. Alberto Fijo. ACEPRENSA.


Pubblico: Giovani (ACEPRENSA)

Star Trek. Into Darkness

30/6/2013. Regista: J. J. Abrams. Sceneggiatura: Alex Kurtzman, Damon Lindelof e Roberto Orci, basato sulla serie televisiva Star Trek. Interpreti: Chris Pine, Zoe Saldana, Karl Urban, John Cho, Zachary Quinto, Anton Yelchin, Simon Pegg. 134 min. USA. 2013. Giovani. (V, S)



Creatore di serie tv come Lost e Alias​​, e regista di film come Mission: Impossible III o Super 8, J.J. Abrams ha diretto nel 2009 Star Trek: il futuro ha inizio, intorno alla gioventù del ribelle capitano Kirk e del resto dell'equipaggio della leggendaria nave spaziale S.S. Enterprise. Molti lo hanno descritto come la produzione più spettacolare della veterana saga fantascientifica, creata nel 1966 per la NBC da Gene Roddenberry. Fino a quel momento aveva fatto cinque serie televisive live-action, una serie animata in 2D e 10 lungometraggi.

Ora, i suoi seguaci –i trekkies-, dopo aver elogiato il prequel di Abrams, si divideranno di più sulla continuazione, Star Trek: Into Darkness, dove il capitano Kirk e il suo equipaggio affrontano un pericolosissimo terrorista con superpoteri, che mette mettere in pericolo l'esistenza della Federazione.

Il film offre di nuovo alcune interpretazioni efficaci e un’impressionante fattura visiva e musicale. Ci sono diverse sequenze d'azione spettacolari in 3D stereoscopico, divertenti momenti di humour, soprattutto da parte del inglese Simon Pegg, e qualche spunto drammatico di interesse sulla maturazione di Kirk e Spock e la capacità di sacrificio di entrambi. Ma questa puntata non gode del ritmo veloce della precedente, pone dilemmi morali più schematici, utilizza eccessivamente un incomprensibile gergo pseudo spaziale comune nel franchising e flirta con una visione immanente e atea della vita. In ogni caso, l’insieme è abbastanza divertente, e piacerà a un vasto pubblico. Jerónimo José Martín. ACEPRENSA.


Pubblico: Giovani. Contenuti: V, S (ACEPRENSA)

Una notte da leoni 3

30/6/2013. Regista: Todd Phillips. Sceneggiatura: Craig Mazin e Todd Phillips. Cast: Bradley Cooper, Ed Helms, Zach Galifianakis, Justin Bartha. 100 min. USA. 2013. Giovani-adulti. (D, S)


Episodio finale della serie di grande successo che inizio a Las Vegas e termina nello stesso luogo. Il branco è cresciuto, tranne Alan, che si comporta ancora come un adolescente e finirà per coinvolgere i suoi amici in una pericolosa avventura.

Di fronte agli episodi precedenti, il film costruisce una trama più elaborata e vicina al film d'azione, allontanandosi dal vandalismo sessuale (anche se ci sono ancora note rozze, più un epilogo di cattivo gusto, alla fine dei titoli di coda). Il risultato è un film ben interpretato –sensazionale Zach Galifianakis- con momenti divertenti ... e facilmente dimenticabile. Ana Sánchez de la Nieta. ACEPRENSA.


Pubblico: Giovani-adulti. Contenuti: D, S (ACEPRENSA)

Il grande Gatsby

25/5/2013. Regista: Baz Luhrmann. Sceneggiatura: Baz Luhrmann, Craig Pearce. Interpreti: Leonardo Di Caprio, Carey Mulligan, Tobey Maguire, Joel Edgerton, Elizabeth Debicki. 142 min. USA. 2013. Adulti. (X)


"Sono marci. Voi valete più di tutti loro”. Così dice Nick Carraway al suo amico Jay Gatsby in un romanzo tragico e disincantato, che Francis Scott Fitzgerald pubblicò nel 1925.

Un romanzo su persone marce, su persone che si guastano in vita, come il proprio Carraway, narratore della storia, che si rende conto di celebrare i 30 anni mentre l'atletico marito di Daisy, Tom Buchanan, gli offre ancora un altro drink. "Davanti a me stesso -confessa Carraway- si distendeva l’inquietante percorso di un nuovo decennio."

Baz Luhrmann e il suo tradizionale partner di scrittura, Craig Pearce, hanno fatto un film notevole davanti il quale qualsiasi lettore del romanzo, qualsiasi esperto sulla vita e l'opera di Francis Scott Fitzgerald, non dovrebbe sorprendesi. Dico questo perché il film può piacere o meno, ma racconta una storia, che è quella che è vera: quella di alcuni pietosi personaggi in un mondo schifoso, di cattivo gusto e falso. Quella di un naufrago aggrappato ad una chimera.

Il grande Gatsby è la storia di una menzogna, di un desiderio di perfezione in mezzo di al immondezzaio, di un desiderio d'eternità in un mondo caduco e crudele, uno stagno immondo che è stato coperto con delle quinte troppo evidenti. L’immoderata tendenza alla mitizzazione e al  fashion victim può portare alcuni ad una critica poco intelligente del lavoro  di Luhrmann. Certamente non sarò io a cadere nella sciocchezza di proporre Fitzgerald come una vittima del sistema, come una sorta di elegante eroe tragico, a immagine del Gatsby del suo romanzo. Una cosa è riconoscere il suo valore come scrittore,  un’altra mitizzarlo. Al che, dire –come fanno i puristi- che Luhrmann ha tradito lo spirito di Fitzgerald, mi sembra risibile.

Il regista australiano dirige degli attori che penso siano i migliori rispetto a qualsiasi precedente versione cinematografica. Di Caprio e compagnia fanno un lavoro eccellente ed i loro personaggi seguono il percorso che devono avere, né più né meno. La messa in scena è intelligente, con costumi e atmosfere brillanti. Che Luhrmann sia un regista operistico è noto, e il suo ricorso al montaggio rapido rimane efficace come sempre. Il vizio e la depravazione sono noiosi. E infatti ci sono sezioni della pellicola volutamente noiosi, che vogliono infastidire con reiterazioni, con quei flashback che ci ricordano che Gatsby, nel fondo un trafficone senza pedigree, vuole riscrivere la storia, la sua storia. Come ha voluto fare Fitzgerald, che ha avuto una vita molto meno divertente e amabile di quella che intelligentemente idealizzò Woody Allen in Midnight in Paris. Alberto Fijo. ACEPRENSA.


Pubblico: Adulti. Contenuti: X (ACEPRENSA)