30/9/2011. Regista: Paul Feig. Sceneggiatura: Kristen Wiig, Annie Mumolo. Interpreti: Kristen Wiig, Maya Rudolph, Rose Byrne, Jill Clayburgh, Chris O’Dowd, Ellie Kemper, Melissa McCarthy. 125 min. USA. 2011. Adulti. (XD)
Kristen Wiig, co-sceneggiatrice di questa storia, interpreta Annie, una donna bella, ma instabile e di cattivo carattere. Quasi tutto le è andato storto nella vita: la piccola impresa è andata fallita, il ragazzo l’ha piantata. Ora sopravvive -malandata- in una stanza affittatale da una strana coppia britannica. Ha un lavoro grigio, che non le piace, mantiene rapporti sessuali con un ragazzo odioso. Il film inizia quando Lillian, la migliore amica, le annuncia l’imminente matrimonio. Naturalmente, Annie spera di essere la damigella d'onore e di organizzare il matrimonio, ma l’apparizione di Elena (Rose Byrne), una nuova amica di Lillian, perfetta da ogni punto di vista, rischia di ostacolare le sue attese.
Le amiche della sposa, prodotto da Judd Apatow, potrebbe essere la perfetta replica femminile di Una notte da leoni, e senza dubbio attinge parecchio al tema principale, in cui un gruppo di donne organizza una festa di addio al nubilato, con abbondanza di commenti salaci, provocando situazioni imbarazzanti. Ma insieme a tutto questo, c'è un'interessante storia: il mondo di Annie e la sua insicurezza emotiva, la sua incapacità di essere generosa nell'amicizia, per superare la meschinità di carattere ed scoprire le opportunità che si presentano.
Nonostante i rinvii a Sex and the City siano evidenti (quattro amiche che in realtà sono "archetipi" di donne potenziali) e sottraggano originalità al film, la storia coinvolge ed i personaggi suscitano interesse. Alcune gag sono grandiose e Kristen Wiig realizza uno spettacolo che ricorda i migliori momenti di Lucille Ball. Fernando Gil-Delgado. ACEPRENSA.
Pubblico: Adulti. Contenuti: X, D (ACEPRENSA)
Niente da dichiarare?
30/9/2011. Regista: Dany Boon. Sceneggiatura: Dany Boon. Interpreti: Danny Boon, Benoît Poelvoorde, Karin Virad, François Damiens. 108 min. Francia. 2010. Giovani. (S)
Danny Boon ha già mostrato talento nel gestire la commedia di costume Giù al nord, film che ha battuto diversi record al botteghino e ha già visto una nuova versione mediterranea (Benvenuti al Sud). In Niente da dichiarare?, il regista continua sulla stessa linea: adesso racconta l'inimicizia tra francesi e belgi, in una città di confine che ha i giorni contati per l'arrivo dell'eurozona. La formula funziona, anche se si sente un certo logoramento; ci sono gag più riuscite ed altre meno. L'istrionismo di uno dei personaggi è un po’ noioso. Il risultato è un film divertente, ma senza troppe pretese. Ana Sánchez de la Nieta. ACEPRENSA.
Pubblico: Giovani. Contenuti: S (ACEPRENSA)
Danny Boon ha già mostrato talento nel gestire la commedia di costume Giù al nord, film che ha battuto diversi record al botteghino e ha già visto una nuova versione mediterranea (Benvenuti al Sud). In Niente da dichiarare?, il regista continua sulla stessa linea: adesso racconta l'inimicizia tra francesi e belgi, in una città di confine che ha i giorni contati per l'arrivo dell'eurozona. La formula funziona, anche se si sente un certo logoramento; ci sono gag più riuscite ed altre meno. L'istrionismo di uno dei personaggi è un po’ noioso. Il risultato è un film divertente, ma senza troppe pretese. Ana Sánchez de la Nieta. ACEPRENSA.
Pubblico: Giovani. Contenuti: S (ACEPRENSA)
Il debito
30/9/2011. Regista: John Madden. Sceneggiatura: Matthew Vaughn, Jane Goldman, Peter Straughan. Interpreti: Helen Mirren, Sam Worthington, Jessica Chastain, Jesper Christensen, Marton Csokas. 114 min. USA. 2010. Giovani-adulti. (XD).
Negli anni Sessanta, tre agenti del Mossad si recano a Berlino per fermare il Chirurgo di Birkenau, ex-nazista accusato di sottoporre gli ebrei a esperimenti brutali e torture. Trent'anni dopo, i tre agenti sono ancora alle prese con quella missione. John Madden, candidato a vari Oscar per Shakespeare in Love, dirige questo thriller di spionaggio, che in realtà è un remake del film israeliano Ho-hav. Per adattarlo, Madden ha contato su tre sceneggiatori: Matthew Vaughn e Jane Goldman (che hanno firmato insieme i copioni di Stardust, Kick-Ass e X-Men: prima generazione), nonché Peter Straughan (L’uomo che fissa le capre e La talpa, altro film di spie, programmato in Italia per gennaio 2012). Questa versione si impone come film molto affidabile, che ricorda i grandi thriller degli anni Settanta.
Il primo merito del film è il tono. La pellicola si allontana dai sentieri battuti dai film d'azione, per entrare in una dimensione che attraversa il dramma psicologico, l'amore, la politica e il noir. A prima vista, può sembrare che ci siano troppe storie, ma il film passa da una storia ad un'altra con abilità. Madden gestisce bene anche i vari flashback, dal momento che l'azione si svolge in due epoche, a distanza di trent'anni l'una dall'altra. L'altro grande pregio è il cast. I temi abbordati dal film -la verità, la coscienza, il peso dell'inganno...- e il modo come risultano impostati sono quasi shakespeariani. Senza attori convincenti, il film non avrebbe retto. Per lo meno, rischiava di apparire poco credibile.
Per evitare tale rischio, Madden ha pensato bene di rivolgersi a due provetti attori del calibro di Mirren e Wilkinson, nel ruolo di due degli agenti, nel pieno della maturità. Nella versione in cui appaiono giovani (30 anni prima) sono ben caratterizzati da Jessica Chastain e Marton Csokas. Il terzo agente, Sam Whorthington è, senza dubbio, l’"anello debole" nel cast degli interpreti, ma siccome recita un ruolo di un uomo ferito e sofferente, finisce per non stridere più di tanto. Il film sembra basarsi sull'eccessiva pretesa di lasciar tutto chiaro allo spettatore, ripetendo scene e con qualche calo di ritmo, ma ha la stoffa del cinema classico: ben scritto, girato e interpretato. Ana Sánchez de la Nieta. ACEPRENSA.
Pubblico: Giovani-adulti. Contenuti: X, D (ACEPRENSA)
Negli anni Sessanta, tre agenti del Mossad si recano a Berlino per fermare il Chirurgo di Birkenau, ex-nazista accusato di sottoporre gli ebrei a esperimenti brutali e torture. Trent'anni dopo, i tre agenti sono ancora alle prese con quella missione. John Madden, candidato a vari Oscar per Shakespeare in Love, dirige questo thriller di spionaggio, che in realtà è un remake del film israeliano Ho-hav. Per adattarlo, Madden ha contato su tre sceneggiatori: Matthew Vaughn e Jane Goldman (che hanno firmato insieme i copioni di Stardust, Kick-Ass e X-Men: prima generazione), nonché Peter Straughan (L’uomo che fissa le capre e La talpa, altro film di spie, programmato in Italia per gennaio 2012). Questa versione si impone come film molto affidabile, che ricorda i grandi thriller degli anni Settanta.
Il primo merito del film è il tono. La pellicola si allontana dai sentieri battuti dai film d'azione, per entrare in una dimensione che attraversa il dramma psicologico, l'amore, la politica e il noir. A prima vista, può sembrare che ci siano troppe storie, ma il film passa da una storia ad un'altra con abilità. Madden gestisce bene anche i vari flashback, dal momento che l'azione si svolge in due epoche, a distanza di trent'anni l'una dall'altra. L'altro grande pregio è il cast. I temi abbordati dal film -la verità, la coscienza, il peso dell'inganno...- e il modo come risultano impostati sono quasi shakespeariani. Senza attori convincenti, il film non avrebbe retto. Per lo meno, rischiava di apparire poco credibile.
Per evitare tale rischio, Madden ha pensato bene di rivolgersi a due provetti attori del calibro di Mirren e Wilkinson, nel ruolo di due degli agenti, nel pieno della maturità. Nella versione in cui appaiono giovani (30 anni prima) sono ben caratterizzati da Jessica Chastain e Marton Csokas. Il terzo agente, Sam Whorthington è, senza dubbio, l’"anello debole" nel cast degli interpreti, ma siccome recita un ruolo di un uomo ferito e sofferente, finisce per non stridere più di tanto. Il film sembra basarsi sull'eccessiva pretesa di lasciar tutto chiaro allo spettatore, ripetendo scene e con qualche calo di ritmo, ma ha la stoffa del cinema classico: ben scritto, girato e interpretato. Ana Sánchez de la Nieta. ACEPRENSA.
Pubblico: Giovani-adulti. Contenuti: X, D (ACEPRENSA)
Harry Potter e i doni della morte - parte II
23/7/2011. Regista: David Yates. Sceneggiatura: Steve Kloves. Interpreti: Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Ralph Fiennes, Helena Bonham Carter. 130 min. GB, USA. 2011. Giovani. (V)
Eccoci alla fine di questa lunga saga di otto film, dove il giovane mago Harry Potter e i suoi amici Ron e Hermione hanno affrontato il male, incarnato da Voldemort. In quest'ultimo episodio vediamo chi vince e come. Qui le trame romantiche incontrano il loro epilogo, i personaggi ambigui rivelano il loro vero volto, e il passato torna ad offrirci letture inedite.
Come suggerisce il titolo, questo film è la seconda parte dell'ultimo libro, che in modo fin tropo sfrontato è stato girato solo per raddoppiare film e incassi. Se nel primo film la storia stentava, il ritmo era lento, vuoto, così da determinarne il fallimento, quest'ultimo, invece, è molto meglio. Specialmente nel finale, lascia tutti soddisfatti, come degna conclusione della serie. Ci racconta di come Harry e i suoi amici devono trovare gli horcrux che, una volta distrutti, determineranno la fine del potere di Voldemort.
Come si può immaginare, data l'età raggiunta dai protagonisti, questo non è più un film per bambini: la violenza si intensifica, il bilancio delle vittime è senza precedenti nella saga, i baci non sono più sulle guance. Il tutto, avvolto in una fotografia scura fino all'angoscia, e in un'atmosfera crepuscolare e fatiscente. Un epilogo, situato diciannove anni dopo da un respiro luminoso e infantile a questo film di guerra estrema tra il bene e il male.
In realtà, lo spettacolo, dal punto di vista estetico non apporta niente che non sia stato già sfruttato a iosa nei sette film precedenti. Gli effetti, atmosfere e riverberi digitali, che ci hanno stupito e affascinato -nelle prime consegne- non producono più l'emozione di allora, e neanche il 3D stereoscopico è in grado di proporre novità e interesse degni di nota. Ma il copione funziona, senza essere particolarmente brillante, e gli attori cooperano nel riuscito sforzo di spremere fino all'ultimo personaggi quasi esauriti.
I temi proposti dal film sono i soliti, ma trasposti fino al gran finale: il valore della lealtà nell'amicizia, il sacrificio per gli altri, la fedeltà al bene e alla verità... Ma forse la scena più interessante, che più si avvicina ad un'antropologia cristiana, è quando Harry, che tiene la bacchetta più potente del mondo tale da renderlo definitivamente invincibile, sceglie di rimanere vulnerabile: vale a dire, umano. La tentazione di un potere quasi divino, quella subita da Adamo in Paradiso, sembra qui riproporsi ad Harry. E la soluzione, identica a quella de Il Signore degli Anelli, parte dalla certezza che non è bene che l'uomo abbia poteri sovrumani. Bisogna dare all'uomo ciò che è dell'uomo; e a Dio ciò che è di Dio.
In breve, un buon film senza essere niente di speciale, molto divertente, con un emozionante finale; che propone valori universalmente condivisibili ed un'antropologia in cui il male da combattere non è solo fuori di noi, ma dentro ciascuno. Juan Orellana. ACEPRENSA.
Pubblico: Giovani. Contenuti: V (ACEPRENSA)
Eccoci alla fine di questa lunga saga di otto film, dove il giovane mago Harry Potter e i suoi amici Ron e Hermione hanno affrontato il male, incarnato da Voldemort. In quest'ultimo episodio vediamo chi vince e come. Qui le trame romantiche incontrano il loro epilogo, i personaggi ambigui rivelano il loro vero volto, e il passato torna ad offrirci letture inedite.
Come suggerisce il titolo, questo film è la seconda parte dell'ultimo libro, che in modo fin tropo sfrontato è stato girato solo per raddoppiare film e incassi. Se nel primo film la storia stentava, il ritmo era lento, vuoto, così da determinarne il fallimento, quest'ultimo, invece, è molto meglio. Specialmente nel finale, lascia tutti soddisfatti, come degna conclusione della serie. Ci racconta di come Harry e i suoi amici devono trovare gli horcrux che, una volta distrutti, determineranno la fine del potere di Voldemort.
Come si può immaginare, data l'età raggiunta dai protagonisti, questo non è più un film per bambini: la violenza si intensifica, il bilancio delle vittime è senza precedenti nella saga, i baci non sono più sulle guance. Il tutto, avvolto in una fotografia scura fino all'angoscia, e in un'atmosfera crepuscolare e fatiscente. Un epilogo, situato diciannove anni dopo da un respiro luminoso e infantile a questo film di guerra estrema tra il bene e il male.
In realtà, lo spettacolo, dal punto di vista estetico non apporta niente che non sia stato già sfruttato a iosa nei sette film precedenti. Gli effetti, atmosfere e riverberi digitali, che ci hanno stupito e affascinato -nelle prime consegne- non producono più l'emozione di allora, e neanche il 3D stereoscopico è in grado di proporre novità e interesse degni di nota. Ma il copione funziona, senza essere particolarmente brillante, e gli attori cooperano nel riuscito sforzo di spremere fino all'ultimo personaggi quasi esauriti.
I temi proposti dal film sono i soliti, ma trasposti fino al gran finale: il valore della lealtà nell'amicizia, il sacrificio per gli altri, la fedeltà al bene e alla verità... Ma forse la scena più interessante, che più si avvicina ad un'antropologia cristiana, è quando Harry, che tiene la bacchetta più potente del mondo tale da renderlo definitivamente invincibile, sceglie di rimanere vulnerabile: vale a dire, umano. La tentazione di un potere quasi divino, quella subita da Adamo in Paradiso, sembra qui riproporsi ad Harry. E la soluzione, identica a quella de Il Signore degli Anelli, parte dalla certezza che non è bene che l'uomo abbia poteri sovrumani. Bisogna dare all'uomo ciò che è dell'uomo; e a Dio ciò che è di Dio.
In breve, un buon film senza essere niente di speciale, molto divertente, con un emozionante finale; che propone valori universalmente condivisibili ed un'antropologia in cui il male da combattere non è solo fuori di noi, ma dentro ciascuno. Juan Orellana. ACEPRENSA.
Pubblico: Giovani. Contenuti: V (ACEPRENSA)
Cars 2
23/7/2011. Regista: John Lasseter, Brad Lewis. Sceneggiatura: John Lasseter, Brad Lewis, Dan Fogelman, Ben Queen. Colonna sonora: Michael Giacchino. Fotografia: Jeremy Lasky. Disegno di produzione: Harley Jessup. 106 min. USA. 2011. Animazione. Tutti.
Dopo aver vinto -per la quinta volta consecutiva- la Piston Cup, la stella delle corse, Saetta McQueen e il fedele amico, l’ingenuo veicolo auto-gru arrugginito, di nome Cricchetto, abbandonano di nuovo Radiator Springs per competere in Giappone, Italia, Francia e Inghilterra, nel primo Gran Premio Mondiale organizzato dall’imprenditore Sir Miles Axelrod, che sta promuovendo un bio-carburante ecologico chiamato Allinol. Ma le illusioni dei due amici si complicano quando Cricchetto viene coinvolto in una pericolosa trama di spionaggio internazionale.
Aiutato da Brad Lewis, quale co-regista, ritorna alla cinepresa John Lasseter, co-fondatore della Pixar 25 anni fa e suo attuale vice presidente creativo. Lasseter non si proponeva come regista dal 2006, quando debuttò in Cars, per molti il film più debole dello stabilimento di Emeryville, anche se tuttora uno dei più popolari tra i bambini. Il suo sequel, Cars 2, acuisce purtroppo difetti narrativi e carenze drammatiche del precedente, così da toccare il fondo tra i film della Pixar.
Non c’è niente da eccepire circa l’impressionante animazione di Cars 2, enormemente espressiva e molto spettacolare nelle numerose sequenze d'azione, molte delle quali coinvolgono centinaia di personaggi in scena. Meritano anche un strepitoso applauso alcuni suoi sfondi da antologia, che ricreano con impressionante bellezza Tokyo, Parigi, Londra e città immaginarie come Porto Costa e Radiator Springs. Tutto ciò, presentato in un 3D stereoscopico davvero impressionante, pur senza eccessi, e fornito di una colonna sonora di Michael Giacchino assai varia, completata da alcuni brani già esistenti piuttosto buoni.
Il problema è che l'intero dispiego audiovisivo risulta davvero poca cosa, a causa di una sceneggiatura troppo episodica, dalla trama fragile, con eccessivo accumulo di gag assortite. Certo, si apprezza lo sforzo di John Lasseter per arricchire la pura competizione automobilistica con una divertente sotto-trama di intrighi alla James Bond, che include il meglio del film; ma lo spettatore si disperde tra i tanti personaggi, così che mai ride, piange, si commuove, a differenza di altri film della Pixar, soprattutto la trilogia Toy Story, Gli Incredibili, Ratatouille e Up. Jerónimo José Martín. ACEPRENSA.
Pubblico: Tutti. Contenuti: --- (ACEPRENSA)
Dopo aver vinto -per la quinta volta consecutiva- la Piston Cup, la stella delle corse, Saetta McQueen e il fedele amico, l’ingenuo veicolo auto-gru arrugginito, di nome Cricchetto, abbandonano di nuovo Radiator Springs per competere in Giappone, Italia, Francia e Inghilterra, nel primo Gran Premio Mondiale organizzato dall’imprenditore Sir Miles Axelrod, che sta promuovendo un bio-carburante ecologico chiamato Allinol. Ma le illusioni dei due amici si complicano quando Cricchetto viene coinvolto in una pericolosa trama di spionaggio internazionale.
Aiutato da Brad Lewis, quale co-regista, ritorna alla cinepresa John Lasseter, co-fondatore della Pixar 25 anni fa e suo attuale vice presidente creativo. Lasseter non si proponeva come regista dal 2006, quando debuttò in Cars, per molti il film più debole dello stabilimento di Emeryville, anche se tuttora uno dei più popolari tra i bambini. Il suo sequel, Cars 2, acuisce purtroppo difetti narrativi e carenze drammatiche del precedente, così da toccare il fondo tra i film della Pixar.
Non c’è niente da eccepire circa l’impressionante animazione di Cars 2, enormemente espressiva e molto spettacolare nelle numerose sequenze d'azione, molte delle quali coinvolgono centinaia di personaggi in scena. Meritano anche un strepitoso applauso alcuni suoi sfondi da antologia, che ricreano con impressionante bellezza Tokyo, Parigi, Londra e città immaginarie come Porto Costa e Radiator Springs. Tutto ciò, presentato in un 3D stereoscopico davvero impressionante, pur senza eccessi, e fornito di una colonna sonora di Michael Giacchino assai varia, completata da alcuni brani già esistenti piuttosto buoni.
Il problema è che l'intero dispiego audiovisivo risulta davvero poca cosa, a causa di una sceneggiatura troppo episodica, dalla trama fragile, con eccessivo accumulo di gag assortite. Certo, si apprezza lo sforzo di John Lasseter per arricchire la pura competizione automobilistica con una divertente sotto-trama di intrighi alla James Bond, che include il meglio del film; ma lo spettatore si disperde tra i tanti personaggi, così che mai ride, piange, si commuove, a differenza di altri film della Pixar, soprattutto la trilogia Toy Story, Gli Incredibili, Ratatouille e Up. Jerónimo José Martín. ACEPRENSA.
Pubblico: Tutti. Contenuti: --- (ACEPRENSA)
Transformers 3: dark of the moon
23/7/2011. Regista: Michael Bay. Sceneggiatura: Ehren Kruger. Interpreti: Shia LaBeouf, Rosie Huntington-Whiteley, John Turturro, Frances McDormand, Josh Duhamel. 140 min. USA. 2011. Giovani.
Prevedibile e noiosa, ecco la terza parte delle avventure dei robot che si trasformano in auto o camion. La saga è redditizia e il marchio che ne produce i giocattoli continua a finanziare il produttore Steven Spielberg e il regista Michael Bay. Essendo così lunga, colpiscono di più i personaggi ridicoli, i conflitti artificiosi e infantili e certi dialoghi imbarazzanti: roba da andare a nascondersi! Alberto Fijo. ACEPRENSA.
Pubblico: Giovani. (ACEPRENSA)
Prevedibile e noiosa, ecco la terza parte delle avventure dei robot che si trasformano in auto o camion. La saga è redditizia e il marchio che ne produce i giocattoli continua a finanziare il produttore Steven Spielberg e il regista Michael Bay. Essendo così lunga, colpiscono di più i personaggi ridicoli, i conflitti artificiosi e infantili e certi dialoghi imbarazzanti: roba da andare a nascondersi! Alberto Fijo. ACEPRENSA.
Pubblico: Giovani. (ACEPRENSA)
Una notte da leoni 2
23/7/2011. Regista: Todd Phillips. Sceneggiatura: Todd Phillips, Scot Armstrong. Interpreti: Zach Galifianakis, Bradley Cooper, Justin Bartha, Ed Helms, Ken Jeong. 98 min. USA. 2011. Sconsigliata. (XD)
Se il primo episodio aveva realizzato 467 milioni di dollari, questo è già arrivato a 489. E sembra che il critico sia costretto a rovistare tra le ragioni di questo successo. La formula è semplice. Ripetere, quasi clonare, la prima parte, triplicando il numero e il calibro delle volgarità rozze e ripugnanti. Che questa stupidità sia la commedia campione di incassi della storia è proprio un paradosso. Alberto Fijo. ACEPRENSA.
Pubblico: Sconsigliata. Contenuti: X, D (ACEPRENSA)
Se il primo episodio aveva realizzato 467 milioni di dollari, questo è già arrivato a 489. E sembra che il critico sia costretto a rovistare tra le ragioni di questo successo. La formula è semplice. Ripetere, quasi clonare, la prima parte, triplicando il numero e il calibro delle volgarità rozze e ripugnanti. Che questa stupidità sia la commedia campione di incassi della storia è proprio un paradosso. Alberto Fijo. ACEPRENSA.
Pubblico: Sconsigliata. Contenuti: X, D (ACEPRENSA)
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