Bride wars - La mia migliore nemica

BRIDE WARS - LA MIA MIGLIORE NEMICA

7/3/2009. Regista: Gary Winick. Sceneggiatura: Greg DePaul, Casey Wilson, June Diane Raphael. Interpreti: Kate Hudson, Anne Hathaway, Candice Bergen, Steve Howey, Chris Pratt. 90 min. USA. 2009. Adulti. (SD)

Un matrimonio al Plaza Hotel di New York ha segnato l’infanzia di Liv ed Emma. Per vent’anni non hanno smesso di sognare e attendersi un matrimonio identico a quello rimasto così impresso nella memoria. Liv è avvocatessa di successo; Emma, una maestrina. Quando i rispettivi fidanzati propongono loro di sposarsi, inizia il conteggio alla rovescia.



In questa mediocre commedia non si parla altro che di lusso, consumismo, bella gente, dicendo sciocchezze in serie e nient’altro… ma con l’inevitabile morale della favola: in fondo, tutto ciò è accessorio, quello che conta sono i valori, l’amicizia, l’amore e la sana ricerca della felicità.

Nel film ci sono due brave attrici, che si comportano da bamboline senza cervello, accompagnate da fidanzati insipidi, immerse in situazione teoricamente divertenti e in dialoghi che dovrebbero essere scintillanti: tutto troppo scontato. Il regista, Gary Winick, vanta un passato senza infamia e senza lode, con film come 30 anni in 1 secondo e La tela di Carlotta. Gli sceneggiatori sono tre attori (due uomini e una donna) privi della necessaria esperienza, per redigere un copione. Fernando Gil-Delgado. ACEPRENSA.

Pubblico: Adulti. Contenuti: S, D (ACEPRENSA)

L'onda

7/3/2009. Regista: Dennis Gansel. Sceneggiatura: Dennis Gansel, Peter Thorwarth. Interpreti: Jürgen Vogel, Christiane Paul, Frederick Lau, Max Riemelt, Jennifer Ulrich, Jacob Matschenz. 101 min. Germani. 2008. Giovani. (VSD)

Dennis Gansel ha già mostrato in NaPolA il proprio interesse per i giovani e l’attrazione che le ideologie totalitarie possono esercitare su di loro. Con L’onda, ripropone il tema, ma in un contesto attuale e senza evocare il nazismo. La trama gira intorno a Rainer Wenger, carismatico professore di liceo, che desidera dirigere un progetto educativo intorno all’anarchia; ma un collega lo anticipa, e si deve accontentare di trattare in classe il tema dell’autarchia.


Mettendo in rilievo il nesso che la collega alla dittature, a fascismo e nazismo, Wenger articola sessioni molto pratiche, dove espone gli elementi che ne spiegano il potere d'attrazione: spirito di gruppo, ideali comuni, mutuo soccorso, divise e distintivi esteriori… Un giorno chiede che tutti vengano a lezione in jeans e camicia bianca, o che disegnino un logo. I ragazzi cominciano ad entusiasmarsi di questo movimento che denominano “L'onda”. Sembra che guadagnino in autostima e spirito d’iniziativa. Ma può succedere che l’onda si trasformi in tsunami, un distillato di atteggiamenti violenti, abuso di potere e spregio delle minoranze.

È un film meglio impostato, che risolto. È un peccato che Ganser e Peter Thorwarth, che adattano alla Germania attuale un romanzo di Todd Strasser -l’azione del libro si svolge negli Stati Uniti- non abbiano concepito un finale più chiaro e rifinito. L’idea, interessante e suscettibile di dibattito, mette in guardia non solo verso il pericolo di certe ideologie, ma anche verso l’abbrutimento di ragazzi, che si annoiano con stupefacenti, alcool, sesso e feste, mostrandosi bisognosi di ben altro, per riempire la loro vita. Allusivo è anche il profilo del professore protagonista, che finisce per perdere il controllo dell’esperimento, incapace di ristabilire un ritorno alla normalità: per pura vanità.

Tra i personaggi degli studenti, alcuni sono più interessanti di altri e se ne può già intuire il destino. Gansel imprime alla narrazione un ritmo dinamico, molto heavy, che permea le attività clandestine dei ragazzi sia in queste lezioni che galvanizzano gli studenti che nelle partite di pallanuoto. José María Aresté. ACEPRENSA.

Pubblico: Giovani. Contenuti: V, S, D (ACEPRENSA)

The reader

7/3/2009. Regista: Stephen Daldry. Sceneggiatura: David Hare. Interpreti: Kate Winslet, Ralph Fiennes, David Kross, Lena Olin, Bruno Ganz. 124 min. USA, Germania. 2008. Sconsigliata. (X)

Il regista inglese Stephen Daldry (Billy Elliot) insiste sulla linea desolata e nichilista del precedente film, The Hours. In questo caso adatta il romanzo -un successo di vendite- del giudice e professore di Storia del Diritto, Bernhart Schlink, pubblicato in Germania nel 1995. Il romanzo utilizza un rapporto sessuale come metafora degli atteggiamenti personali e collettivi che hanno permesso l’orrore dei crimini dei nazisti nella colta e raffinata Germania, paese che, paradossalmente, quando esplose la guerra era leader mondiale nella scienza giuridica, nell’arte e nella cultura.

La storia, in parte autobiografica, racconta la relazione tra una matura controllore di tram e un adolescente appassionato, amante della lettura. L'azione si svolge in una città tedesca, poco dopo l'epilogo della II Guerra Mondiale. Otto anni dopo si rincontrano in un tribunale che giudica sui crimini di guerra commessi in campo di concentramento.

Daldry si sofferma in un modo molto discutibile sulla corruzione di un minore, con insistenza sospetta su scene di sesso esplicito, che a quanto pare, hanno servito alla Winslet a vincere l’Oscar alla migliore attrice. Questa opzione, unita al prepotente desiderio di superare qualsiasi remora, per resistere a qualsiasi indizio di pentimento o redenzione, fa perdere equilibrio al film. Le sequenze del processo e della fase carceraria, che poi completano la storia, non riescono a decollare: le ali lorde di fango, inibiscono gli sforzi di Ralph Fiennes, Bruno Ganz e Lena Olin che riescono solo a conferire un po' di respiro a un film volutamente asfissiante, ultima produzione dei defunti Pollack e Minghella. Alberto Fijo. ACEPRENSA.

Pubblico: Sconsigliato. Contenuti: X (ACEPRENSA)

The wrestler

7/3/2009. Regista: Darren Aronofsky. Sceneggiatura: Robert Siegel. Interpreti: Mickey Rourke, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Ernest Miller. 115 min. USA. 2008. Adulti. (VXD)

Film come Il teorema del delirio, Requiem for a dream e L’albero della vita, tutti infarciti di simboli esoterici e mistici, hanno trasformato Darren Aronofsky nel più singolare e criptico dei registi statunitensi contemporanei. Ora ha impresso una svolta alla carriera con The Wrestler, film fuori dagli schemi, dove si immerge lo spettatore nel bizzarro sottobosco del wrestling, questa lotta libera truccata e scenografica, a mezza strada tra sport e spettacolo morboso che sprigiona sensazioni forti in certe zone degli Stati Uniti e del Messico.



Sorprendentemente, il film di Aronofsky ha vinto il Leone d’Oro al Festival di Venezia 2008 e ha sdoganato la carriera interpretativa di Mickey Rourke, da anni dato per disperso, con patetiche comparse in film minori, come Domino, Sin City e Stormbreaker. Grazie alla personale interpretazione, Rourke ha vinto il Golden Globe al miglior attore drammatico, nonché il Premio Bafta.

Per la prima volta non è Aronofsky l'autore del copione, bensì Robert Siegel, da anni editore della rivista satirica The Onion. Vi si narra la penosa esistenza di Randy The Ram Robinson, lottatore di wrestling del New Jersey, celeberrimo negli anni ottanta, soprattutto per un mitico combattimento con l’Ayatollah. Vent’anni dopo, Randy tira a campare in un caravan a noleggio. Mentre nei giorni feriali lavora in un supermercato, nei week-end partecipa a combattimenti di terza categoria di wrestling. I crescenti problemi cardiaci, il senso di colpa per il fallimento coniugale e la solitudine della figlia, lo portano a reimpostare la sua caotica esistenza. Una matura ballerina di striptease, madre e single, darà loro una mano.

Notevole la splendida canzone The Wrestler, di Bruce Springsteen, come pure l’ambientazione del film e l’opprimente messa in scena di Aronofsky, che cala lo spettatore nel malsano mondo del wrestling e nella patetica vita di Randy. In tal senso, la recitazione di Mickey Rourke risulta straordinaria, sia per le prestazioni fisiche -sorprendenti per i suoi 57 anni suonati- sia per l'attendibile ricostruzione del dramma del personaggio chiave. Sembra quasi che la vita dell'attore si confonda proprio con quella del protagonista.

Malgrado gli sforzi di Marisa Tomei, Evan Rachel Wood e del resto del cast, la trama si perde in uno sviluppo troppo fatalista e prevedibile, con momenti reiterativi e noiosi, nonché irritanti e sfacciati feed-back di sesso esplicito. Affiora anche una violenza ributtante, cui si indulge con compiacenza. Peccato, perché la storia di redenzione di Randy The Ram Robinson centra il cuore dello spettatore. Avrebbe meritato di creare ben altre allusioni. Jerónimo José Martín. ACEPRENSA.


Pubblico: Adulti. Contenuti:V, X, D (ACEPRENSA)

The millionaire - Slumdog millonaire

14/2/2009. Regista: Danny Boyle. Co-regista in India: Loveleen Tandan. Sceneggiatura: Simon Beaufoy, dal romanzo Le dodici domande, di Vikas Swarup. Interpreti: Dev Patel, Freida Pinto, Madhur Mittal, Anil Kapoor, Irrfan Khan. 120 min. GB, USA. 2008. Giovani. (VSD)

Dopo aver vinto vari premi, compresi quattro Golden Globe, questa commovente favola morale è ora candidata a ben dieci Oscar. Danny Boyle -con l’aiuto della co-regista Loveleen Tandan- propone l'adattamento del romanzo Le dodici domande, del diplomatico indù Vikas Swarup. Lo realizza grazie ad una complessa struttura narrativa -con continui salti temporali- di forte impatto visivo, in uno stile misto -tra iperrealista ed onirico- di accattivante bellezza poetica. Il regista inglese ha già varato questo cocktail in Trainspotting, Una vita esagerata e Millions; ma qui lo ha arricchito di maggior immediatezza e plasticità, come in altri film su bambini di strada, come Central do Brasil, di Walter Salles, o City of God, di Fernando Meirelles.



Il protagonista è Jamal Malik, giovane cameriere, persona semplice e privo di studi, allevato in un miserrimo suburbio musulmano a Mumbai (già Bombay). Così che viene considerato uno slumdog, spregevole cane di bidonville. Un bel giorno, Jamal si presenta alla versione indiana del popolare quiz Vuoi diventare milionario? arrivando all’ultima domanda. Ma qui viene messa in dubbio la sua onestà dalla polizia, che lo ferma. Nel brutale interrogatorio sulle risposte date in TV, Jamal racconta la propria drammatica esistenza.

Danny Boykle ha evitato la tentazione di soffermarsi con compiacenza sulle degenerazioni morale che descrive: come le persecuzioni degli indù contro i musulmani, la prostituzione infantile e altre forme aberranti di sfruttamento della miseria. Indovina invece la traduzione in immagini della prospettiva caleidoscopica del romanzo di Vikas Swarup, che svaria dalla denuncia sociale al melodramma iperromantico, passando dalla commedia al thriller di gangster. Per perseguire tutti i traguardi, Boyle ricorre ad una pianificazione molto creativa, nonché ad un montaggio straordinariamente frammentato, la cui potenza si rafforza proprio per la coloristica fotografia di A. R. Rahman. Contribuisce alla riuscita d’insieme una straordinaria rassegna di attori, pieni di naturalezza. Il cast è guidato dal giovane londinese di origine indiana Dev Patle, che permea il personaggio di un carattere ambivalente, tra l'ingenuo e il furbone, capace di strappare allo spettatore la lacrima, il sospiro, l’angoscia, il sorriso, se non il riso.

Può accadere che il provocatorio spiegamento scenico di Boyle possa stancare gli spettatori più esigenti. Che l'incrollabile ottimismo sfoggiato, possa irritare i meno idealisti. Che si troverà che è pronto a criticare l’apparente determinismo della visione del destino, orientale e islamica, fondata sul “tutto sta scritto”. Ciononostante, penso che la maggioranza degli spettatori ne apprezzeranno la freschezza e l’eccezionale forza con cui si accoglie la fragilità umana, la capacità di superarsi; meglio ancora, la potente forza di rigenerazione che è l’amore, seppure in circostanze davvero sordide e disumane. Jerónimo José Martín. ACEPRENSA.

Pubblico: Giovani. Contenuti: V, S, D (ACEPRENSA)

Ti amerò sempre

14/2/2009. Regista: Philippe Claudel. Sceneggiatura: Philippe Claudel. Interpreti: Kristin Scott Thomas, Elsa Zylberstein, Serge Hazanavicius, Laurent Grévill, Frédéric Pierrot. 115 min. Francia. 2008. Giovani. (V)

Juliette si accinge ad uscire dal carcere dove ha scontato quindici lunghi anni. Fuori l’aspetta la sorella minore, Léa, che l’accoglie in casa, dove vive col marito Luc e due bimbe vietnamite adottate, oltre al suocero che ha perso la parola. La situazione non è facile, perché Juliette -rea confessa- ha commesso il più terribile degli assassini, senza averne mai parlato a nessuno.



Il ritorno alla normalità ha un suo prezzo. Non trova lavoro perché la fedina penale è eloquente. Inoltre Luc, pensando soprattutto alle figlie, ha paura di tenersela in casa. La ex-carcerata riceve però comprensione ed affetto, oltre che dalla sorella e dall'agente addetto alla libertà vigilata che ne segue il caso, da Michel, docente universitario e collega di Léa.

Esordio da regista riuscito, per il romanziere francese Philippe Claudel, già autore di alcune sceneggiature su schermo legate a questo film. Dimostra un grande dominio narrativo. Dosa saggiamente l’informazione sulle circostanze di cui dispongono i vari personaggi, tutti ben definiti, in carne ed ossa: dai protagonisti (le due sorelle, il marito di Léa, Michel, il poliziotto..), che vanno profilandosi in modo credibile, fino ai comprimari (ad esempio, il direttore dell’ospedale che pensa di assumere Juliette, senza azzardarsi a guardarla in faccia, quando dice cose senza senso.

Il film tocca molti argomenti, tutti molto saggiamente, senza facili moralismi. Anzi, invita a riflettere sul problema della sofferenza, sui diversi tipi di prigioni -fisiche o mentali-, sulla morte, la solitudine, l’incapacità di aprirsi all'altro, la fiducia, la famiglia come luogo di accoglienza, il senso di colpa, l’amarezza… Come si desume dalla tematica elencata e dalla trama, Claudel evita il rischio di facili derive drammatiche, restando molto equilibrato e sobrio, così da conferire più forza ai terribili fatti raccontati; inoltre, sa punteggiare la storia con qualche lieve tocco umoristico.

Nel cast, che recita in modo sensazionale, meritano menzione speciale le attrici che interpretano le due sorelle -Kristin Scott Thomas, che trasmette tristezza ad ogni fotogramma, ed Elsa Zylberstein- nonché gli attori Serge Hazanavicius e Laurent Grévill. José María Aresté. ACEPRENSA.

Pubblico: Giovani. V (ACEPRENSA)

Viaggio al centro della terra

14/2/2009. Regista: Eric Brevig. Sceneggiatura: Michael Weiss, Jennifer Flackett, Mark Levine. Interpreti: Brendan Fraser, Josh Hutcherson, Anita Briem, Seth Meyers, Jean-Michell Paré. 92 min. USA. 2008. Giovani

L’attuale ossessione di Hollywood per le nuove tecnologie tridimensionali sta generando film per famiglie, come questo, destinati alla proiezione in 3D, anche se nella maggioranza delle sale cinematografiche sarà visto in formato convenzionale. Si tratta di una nuova immersione nell’universo di Giulio Verne, riproponendone uno dei romanzi più popolari: Viaggio al centro della terra.




Il libro del profetico scrittore francese cambia la vita di Sean, ragazzo statunitense molto sveglio. Suo padre è scomparso misteriosamente, anni addietro, durante una spedizione scientifica in Islanda. Il volume della biblioteca del padre, che Sean sta leggendo, include strane annotazioni che spingono il ragazzo e il distratto zio Trevor -esperto di sismi ed estimatore di Verne- a un blitz in Islanda dove, assieme alla bella guida locale, rimangono intrappolati in una profonda fenditura vulcanica. Qui si imbattono in sorprendenti scoperte, non sempre gradite.

Il film di esordio da regista del prestigioso tecnico di effetti visivi Eric Brevig, ha saputo rispettare il tono positivo e colto di tutte le produzioni di Walden Media, risultando agile e divertente. Inoltre, il cast fa sul serio. Perciò umanizza lo sfoggio di trovate esplosive che il film propone, tra cui alcune davvero creative e brillanti. Nel complesso, però, il film denuncia una mancanza di profondità e progressione narrativa, risultandone infine un gigantesco videogioco, con continui cambi di schermo, dove importano più gli effetti speciali per la proiezione in 3D, che l’evoluzione drammatica e morale dei personaggi. Jerónimo José Martín. ACEPRENSA.

Pubblico: Giovani. (ACEPRENSA)