I Fantastici Quattro (Fantastic Four)

23/07/2005. Regia: Tim Story. Sceneggiatura: Michael France y Mark Frost; tratta dal comic di Jack Kirby e Stan Lee. Interpreti: Ioan Gruffudd, Jessica Alba, Chris Evans, Michael Chiklis, Julian McMahon, Kerry Washington. 123 min. USA. 2005. Giovani. (In Italia, dal 16 settembre al cinema).

Reed Richards è scienziato ed inventore. Per finanziare un costoso viaggio nello spazio, dove effettuare esperimenti di genetica, deve rivolgersi ad un vecchio collega di università, diventato nel frattempo magnate dell’industria tecnologica, alle cui dipendenze c’è Sue Storm, una ricercatrice un tempo innamorata di Richards.

Arriva sul grande schermo uno dei comic più popolari della Marvel, creato ad opera dei prolifici Stan Lee e Jack Kirby. Con struttura similare a quella di X-Men e X-Men 2, I fantastici quattro esibisce un tono più leggero, più adatto ad offrire spazio a situazioni comiche, favorite dall’imprudente personaggio di Johnny Storm, la Torcia Umana, ben interpretato da Chris Evans (Cellular).

Certamente, si avverte che il copione e la regia non sono proprio niente di speciale, anche perché, essendovi quattro protagonisti, risulta più difficile dare a ciascuno di loro sostanza e sviluppo adeguati. Come film di avventure e anche come comic, I fantastici quattro non arriva al livello offerto da L’uomo ragno (Spider Man), il film più riuscito tra quelli realizzati dai super eroi della Marvel.

Comunque, I fantastici quattro è un film divertente, con spettacolari sequenze di azione, bravi attori e un tono spassoso e simpatico. Senza dubbio, una valida opzione per un pubblico famigliare e, per di più, senza gli inconvenienti di vario genere presenti invece -per i più piccoli- nelle due versioni di X-Men. Alberto Fijo. ACEPRENSA.

Pubblico: Giovani. (ACEPRENSA)

La guerra dei mondi

09/07/2005. Regia: Steven Spielberg. Sceneggiatura: David Koepp e Josh Friedman, dall’opera di H.G. Wells. Interpreti: Tom Cruise, Justin Chatwin, Dakota Fanning, Tim Robbins, Miranda Otto, David Alan Basche, James DuMont, Yul Vazquez, Daniel Franzese. 116 min. USA. 2005. (V). Giovani.

Un film “usa e getta”, un film minore. Steven Spielberg presenta una mega-superproduzione, basata sull’opera omonima di fantascienza di H.G. Wells, adattata da David Koepp e Josh Friedman ad un contesto contemporaneo, con una certa licenza interpretativa. La premessa di fondo è quasi un luogo comune della fantascienza: l’imminente invasione di un esercito di extraterrestri, per qualche ignoto motivo.

Sviluppando tale idea, M. Night Shyamalan aveva già composto, in Signs, una trama inquietante sulla necessità della fede e sui peggiori timori che insidiano e paralizzano la società attuale. Spielberg indugia unicamente sui bellicosi extraterrestri (niente a che vedere con le visite amichevoli di E. T. e Incontri ravvicinati del terzo tipo) e su di una famiglia ridotta in difficoltà, sebbene per motivi legati a tradizionali problemi di ménage quotidiano.

Come avviene nei film di Spielberg, la storia parte da un contesto di dissoluzione famigliare. Ray Ferrier è un genitore divorziato, donnaiolo e poco responsabile, incapace di guadagnarsi l’affetto e la stima dei figli nei periodi nei quali si fa carico di loro. Ma durante un week-end in loro compagnia, si verifica l’inattesa invasione degli extraterresti e Ray si vede obbligato ad uscire del suo guscio, senza allontanarsene troppo. Imparerà ad occuparsi delle persone amate più vicine, i figli, e di poche altre cose essenziali.

Sebbene Spielberg ci abbia abituato ad essere esigenti con lui, non bisogna cercare il pelo nell’uovo degli extraterrestri. Il suo film è mero intrattenimento, sulla linea di Jurassic Park, stesso sceneggiatore. Si vede con piacere, sia dal punto di vista visivo, che per gli effetti speciali. Il regista propone scene meravigliose, di rara perfezione. E indovina la creazione di suspense nella prima parte del film, avvalendosi di tempeste magnetiche con gran sfoggio di tecnologia. Finisce così per tendere al genere cinematografico periferico del catastrofismo, piuttosto che all’autentico cinema di fantascienza. The Day after Tomorrow ne costituisce il riferimento più vicino nel tempo. Insomma, gli eventi narrativi si dipanano su sentieri largamente battuti, fino ad un finale decisamente insipido. Gli attori principali, Tom Cruise e la ragazzina Dakota Fanning, si limitano ad animare personaggi stereotipati. José María Areste. ACEPRENSA.

Pubblico: Giovani. Contenuti: V. (ACEPRENSA)

Batman begins

09/07/2005. Regista: Christopher Nolan. Sceneggiatura: David S. Goyer, Christopher Nolan. Interpreti: Christian Bale, Michael Caine, Liam Neeson, Morgan Freeman, Katie Holmes, Gary Oldman, Cillian Murphy, Tom Wilkinson, Rutger Auer, Ken Watanabe. 134 min. USA. 2005. (V). Giovani

Creato da Bob Kane, sul genere comico, nel 1939, Batman è stato, negli US degli anni Sessanta, il protagonista di un serial televisivo ad azione reale, per poi passare, negli anni Settanta, al genere dei cartoni animati, sempre in tv. Infine, nel 1989 ha fatto il salto di qualità, passando al grande schermo. Nei primi due film, in Batman e in Batman, il ritorno, Tim Burton aveva scelto la faccia di Michael Keaton, immerso in una scenografia gotica e fantasmagorica. Più tardi, Joel Schumacher, per Batman Forever e Batman &Robin, si è avvalso, per il protagonista, dei volti di Val Kilmer e George Clooney, inserendoli in un ambiente più riconoscibile e convenzionale. Ed ecco che il sopravvalutato regista inglese, Christopher Nolan, cerca ora di ridare nuova dignità alla saga in Batman Begins, valido punto di riferimento, nel quale l’attore inglese Christian Bale impersona l’uomo pipistrello.

Il quinto film della saga racconta il modo in cui Bruce Wayne, figlio di un ricco ingegnere, nonché dotato di forte sensibilità per il sociale, eredita l’impero industriale del genitore in drammatiche circostanze.

Forse, i fans di Nolan rimarranno un po’ delusi, perché il film non conserva né l’originale struttura narrativa, né la densità drammatica di Memento e Insomnia. In ogni caso, spetterà a loro valutare gli sforzi effettuati per avvicinare l’eroe al pubblico, e per dotarlo di conflitti drammatici di un certo spessore. In questa trama, tutto sommato senza gravi difetti, si apprezza lo sforzo dell’attore protagonista, forse il Batman ad oggi più azzeccato. L’impressionante collezione di sequenze ottengono lo scopo, ed il copione si arricchisce di qualche valida riflessione sulla degenerazione del potere. Tutto sommato si constata un buon livello, tanto nelle scene spettacolari, come nei passaggi più intimisti, accettabili anche se, in parte, risultano artificiosi. Jerónimo José Martín. ACEPRENSA.

Pubblico: Giovani. Contenuti: V. (ACEPRENSA)

Madagascar

9/07/2005. Regia: Eric Darnell y Tom McGrath. Sceneggiatura: Eric Darnell, Tom McGrath, Mark Burton e Billy Frolick. Música: Hans Zimmer. Cartoni animati. 80 min. USA. Tutti.

L’ultimo film di cartoni animati degli studi DreamWorks è una commedia dell’assurdo, ricca di analogie ispirate ai maestri dei cartoons Tex Avery e Chuck Jones.

Madagascar è sulle tracce di quattro animali dello Zoo di Central Park, New York: Alex, leone viziato, privo di qualsiasi ferocia; Gloria, simpatico esemplare femminile di ippopotamo; Meram, ipocondriaca giraffa, ed infine Marty, esemplare di zebra maschio, a caccia di avventure per conoscere il mondo.

Come succede in quasi tutti i cartoni animati di DreamWorks, il copione appare leggero, senza una solida trama, troppo dipendente dalle continue gag, spesso datate, basate su facile umorismo. In ogni modo, l’inizio appare davvero riuscito, diverse gag risultano comunque divertenti, e ci si rivolge quasi esclusivamente ad un pubblico ben delineato: bambini e famiglie.

L’animazione dei personaggi è straordinaria –specialmente nella ricchezza gestuale e nelle diverse scene di massa-. Gli sfondi sono assai più curati del solito. Jerónimo José Martín. ACEPRENSA.

Pubblico: Tutti. (ACEPRENSA)

Triple agent

18/06/2005. Regia e sceneggiatura Eric Rohmer. Interpreti: Katerina Didaskalu, Serge Renko, Cyrielle Clair, Amanda Langlet, Emmanuel Salinger. 115 min. Francia. 2004. Giovani.

Nel 1937, un russo bianco esiliato a Parigi, capo di veterani in lotta contro i bolscevichi, scompare misteriosamente. Sembra sia stato vittima di una spia, dedita al doppio gioco, poi datasi alla fuga. Il caso non è mai stato chiarito. Due anni dopo La nobildonna e il duca, Eric Rohmer si appoggia a questo evento accaduto, per ricreare in Triple agent un altro capitolo di storia francese: quello relativo agli inquietanti anni che hanno preceduto la II Guerra Mondiale. Si tratta di un’epoca che Rohmer ha vissuto in prima persona, da lui ricostruita con molta cura. La storia inizia nel 1936, quando il Fronte Popolare vince le elezioni in Francia, in Spagna scoppia la guerra civile, mentre tutti si domandano cosa fará Stalin. Fiodor, marito esemplare, nonché giovane generale dell’esercito zarista e spia dei russi bianchi in esilio a Parigi, potrebbe essere un agente che fa il doppio… o triplo gioco. La malattia della moglie, Arsinoe, darà impulso drammatico all’azione.

In Triple agent, Rohmer ritaglia la vita quotidiana di una coppia di emigranti, ancora giovani, senza figli, che incarnano il mondo degli anni Trenta. Lei è greca, pittrice e casalinga, aliena alla politica. Lui è russo, agisce come spia ed è affascinato dal potere dell’intrigo e dei servizi segreti. Lei è un’autentica eroina rohmeriana, un po’ distaccata ed eterea, che si trasforma in tragico personaggio, in lotta con un mondo che non comprende. Lui, è il soggetto più enigmatico mai creato da questo regista: giungiamo a saperne tutto, tranne cosa pensi e da che parte stia. Attraverso la coppia, e alcuni altri dettagli -soprattutto i notiziari dell’epoca sapientemente utilizzati-, Rohmer ricostruisce quell’ambiente, caratterizzato da continui dibattiti tra destra e sinistra, fascismo e comunismo, pittura e politica. La messa in scena è eccessivamente sobria, quasi una cartolina d’epoca. Il tono, seppure molto discorsivo, risulta emotivamente coinvolgente. Fernando Gil-Delgado. ACEPRENSA.

Pubblico: Giovani. Contenuti: -. Qualità: **** (MUNDO CRISTIANO)

Being Julia - La diva Julia

18/06/2005. Regista: István Szabó. Sceneggiatura: Ronald Harwood. Interpreti: Annette Bening, Jeremy Irons, Shaun Evans, Michael Gambon, Catherine Charlton. 105 min. Canada-USA-Ungheria-GB. 2004. Adulti.

L’attrice nordamericana Annette Bening, premiata all’ultimo festival cinematografico di San Sebastian, offre un indimenticabile recital interpretativo in questo vibrante film del regista ungherese István Szabó (Mephisto, Il colonnello Redl). Szabó adatta, con la sua abituale perizia, un romanzo del caustico Somerset Maugham sul mondo del teatro, a Londra, ambientato nell’anteguerra dell’ultimo conflitto mondiale. Lo sceneggiatore, Ronald Harwood (Il pianista, Addio, Mr. Harris), prestigioso autore teatrale sudafricano settantenne, risiede a Londra dal 1951.

Diventa inevitabile il paragone con Eva contro Eva, data l’impeccabile resa del film. Ma i momenti brillanti –come il clima finale- contrastano con l’insistente indugio sulla vita sessuale della protagonista, filtrata con cinismo snobistico, assai oltre a quanto descritto in Somerset Maugham (Szabò calca la mano sulla promiscuità frivola di certi personaggi che pensano soltanto al successo). Rimane cosi scompensato l’equilibrio, sospeso fra dramma e commedia, a differenza di quanto ottenuto dal capolavoro di Joseph L. Mankiewicz.

Pubblico: Adulti. Contenuti: X, D, F: Qualità: *** (MUNDO CRISTIANO)

Wimbledon

18/06/2005. Regia: Richard Loncraine. Sceneggiatura: Adam Brooks, Jennifer Flackett & Mark Levin. Interpreti: Kirsten Dunst, Paul Bettany, Sam Neill, Jon Favreau, Austin Nichols, Nikolaj Coster-Waldau. 98 min. Gran Bretagna, Francia. 2004. Adulti.

Il tennista inglese Peter Colt, nemmeno tra i primi cento della classifica ATP, ha superato i trent’anni e si appresta a giocare il suo ultimo torneo di Wimbledon. A sua volta, la ventenne statunitense Lizzi Bradbury aspira a vincere il torneo. Sembrerebbe un’altra commedia romantica, superficiale e un po’ grossolana, sullo stesso cliché delle due avventure cinematografiche di Bridget Jones, scritte da uno degli sceneggiatori. Questo è vero, ma solo in parte. Infatti, storia convenzionale a parte, ecco apparire alcune grossolane concessioni. Inoltre, la regia dell’inglese Richard Loncraine (Riccardo III), abbastanza scontata, scende di livello nelle rare partite di tennis, girate senza vibrazione epica. Comunque, è pur vero che il risultato complessivo risulta gradevole a vedersi, offre numerosi gags divertenti e propone un attraente modello sentimentale e familiare, marcato da senso di responsabilità, dalla donazione all’altro, ed esaltazione della maternità, come elemento essenziale. In tal senso, il film trae beneficio della sua sfacciata somiglianza con Notting Hill, sia per l’argomento trattato che per la struttura di fondo. È vero che i sceneggiatori di Wimbledon non hanno il talento di Richard Curtis; anche il regista, Richard Loncraine, è decisamente inferiore a Roger Michell. Kirsten Dunst e Paul Bettany mancano, a loro volta, del carisma di Julia Roberts e Hugh Grant. Ma tutti fanno il loro dovere: ed ecco, che questa divertente commedia diventa piacevole, anche se avrebbe potuto essere girata assai meglio: con più rispetto dell’intelligenza e del buon gusto dello spettatore. Jerónimo José Martín. ACEPRENSA.

Pubblico: Adulti. Contenuti: X, D, F. Qualità: ** (MUNDO CRISTIANO)